giugno 12, 2024

Giorgia contro Meloni

L’enigma “Giorgia contro Meloni” sull’Ue

Nelle elezioni europee Giorgia Meloni ha vinto la sua scommessa in Italia, ma ha perso quella che aveva promesso ai suoi elettori nell’Unione europea. Il presidente del Consiglio italiano ha trasformato il voto per il Parlamento europeo in un plebiscito nazionale sul suo nome e sul suo operato a capo del governo. Meloni ha ottenuto quasi il 29 per cento, tre punti in più rispetto alle elezioni politiche del 2022, e 2,4 milioni di voti di preferenza personali. La leader italiana aveva promesso ai suoi elettori un cambio di maggioranza nell’Ue, esportando a Bruxelles il modello di coalizione tra centrodestra, destra sovranista e estrema destra, che lei dirige a Roma. Gli elettori europei e il Partito popolare europeo hanno bocciato il suo progetto dichiarato. I tre gruppi di destra non hanno la maggioranza dei seggi al Parlamento. Ursula von der Leyen vuole ripetere la coalizione con socialisti e liberali, anche se non ha escluso di “costruire “ponti” con altri, compresa Meloni (ma singolarmente). “Mai con i socialisti” è stato uno degli slogan di campagna di Giorgia. I risultati delle elezioni fanno di lei uno dei leader più forti nell’Ue. Per Meloni è arrivato il momento delle scelte.

L’enigma europea che è Giorgia Meloni può essere riassunto in una frase: Giorgia contro Meloni. Giorgia è la leader nazionalista di estrema destra, che fino al 2020 voleva uscire dall’euro e dall’Ue, ammirava Viktor Orban e Vladimir Putin, e che ancora oggi usa la corda del populismo per mobilitare il consenso attorno a lei. Meloni è la leader pragmatica, che dal 2020 è diventata presidente del partito dei Conservatori e riformisti europei (ECR) per costruirsi una credibilità nell’Ue, che ha saputo sfruttare abilmente una volta arrivata al potere accettando la logica della collaborazione e dei compromessi nell’Ue. In Italia Giorgia critica von der Leyen per il Green deal. In Europa Meloni fa accordi con von der Leyen sui migranti.

Da abile comunicatrice (o propagandista), Giorgia sostiene che le cose sono iniziate a cambiare a Bruxelles grazie a Meloni. Con elezioni europee lo schema è stato replicato. In campagna elettorale Giorgia ha criticato con virulenza quasi tutte le scelte politiche della Commissione uscente attribuendone la responsabilità ai socialisti anche se era guidata da una popolare. Dopo le elezioni Meloni si prepara a sostenere von der Leyen anche se significa fare patti (più o meno espliciti) con i socialisti. O almeno questa è la speranza del Ppe e della sua candidata per un secondo mandato come presidente della Commissione, che ha bisogno dei deputati di Meloni per evitare ogni rischio di bocciatura al Parlamento europeo.

Nessuno a Bruxelles ha certezze solide sull’enigma Meloni. Socialisti e liberali hanno detto di considerarla una linea rossa che Ursula von der Leyen non deve superare nelle trattative per formare una nuova maggioranza. Alcuni temono che il presidente del Consiglio italiano si metta alla testa di un grande gruppo unico della destra sovranista e dell’estrema destra, compresa Alternativa per la Germania. Altri temono che faccia un’alleanza più limitata con Marine Le Pen e Viktor Orban. L’ultima voce allarmista riguarda un possibile imminente ingresso di Fidesz nel gruppo ECR al Parlamento europeo. Orban lo ha chiesto espressamente. I polacchi del PiS hanno dato il loro assenso. Ma altre delegazioni nazionali sono pronte ad andarsene se saranno aperte le porte al leader ungherese filo russo. I Democratici svedesi, che sostengono il governo di centrodestra in Svezia, lo hanno annunciato pubblicamente.

La virata a destra inferta all’ECR da Meloni e dal PiS dopo l’uscita dei Tory britannici a causa della Brexit ha già creato diversi malumori. Il partito ODS del premier ceco Petr Fiala, ha già preparato le valigie e potrebbe passare al PPE. I nazionalisti fiamminghi della N-VA stanno pensando di fare altrettanto, proprio nel momento in cui potrebbero offrire all’ECR un altro posto al Consiglio europeo, dove già siedono Meloni e Fiala: il loro leader Bart De Wever potrebbe diventare il nuovo primo ministro del Belgio. Anche su questo è l’ora delle scelte per Meloni. Meglio il dirompente Orban o meglio il moderato Fiala?

Gran parte dei nostri interlocutori europei è convinta che alla fine nell’Ue prevarrà Meloni su Giorgia. “Non le conviene imbarcare i partiti dell’estrema destra tossici”, ci ha detto una fonte del Ppe, sicura che Meloni sosterrà von der Leyen per un secondo mandato come presidente della Commissione. Anche una fonte vicina all’ECR confida nel pragmatismo di Meloni, perché “fare un gruppo unico dell’estrema destra sarebbe controproducente soprattutto per lei”. Meglio utilizzare la forza politica che le hanno dato le urne – e la debolezza di altri leader come Emmanuel Macron e Olaf Scholz – per incassare concessioni da von der Leyen: un portafoglio importante per il commissario italiano nella prossima Commissione, una linea ancora più dura sui migranti, altri accordi con paesi terzi per bloccare le partenze, un trattamento di riguardo sulle riforme da fare per incassare gli aiuti del Piano di ripresa e resilienza o su altri contenziosi politicamente sensibili (dalle concessioni balneari all’acquisizione da parte di Lufthansa della compagnia di bandiera ITA).

Tuttavia un margine di incertezza sulle scelte europee di Meloni rimane. Alcuni interlocutori sospettano che il vecchio istinto anti europeo di Giorgia possa riemergere. Magari non subito, ma tra tre anni. “Meloni non ha interesse a esporsi ora. Le basta aspettare il 2027, quando la Francia potrebbe ritrovarsi con Marine Le Pen come presidente”, ci ha detto un’altra fonte. Comunque sia, il Mattinale Europeo fa una scommessa. Nelle prossime settimane non sarà “Giorgia contro Meloni”, ma “Meloni più Giorgia”. Meloni sosterrà von der Leyen al Consiglio europeo. Ma il partito di Giorgia, Fratelli d’Italia, rifiuterà di entrare in maggioranza con socialisti e liberali (i suoi deputati potranno nascondersi dietro il voto segreto sul presidente della Commissione). Nel frattempo, il gruppo ECR voterà insieme al PPE su alcuni temi come lo stop ai motori termici, le concessioni agli agricoltori o le politiche anti migranti.

Questo schema dovrebbe permettere a Giorgia di dire agli italiani che non esiste una maggioranza europea e a Meloni di continuare a giocare un ruolo significativo dentro il Consiglio europeo e dentro la Commissione (dove sarà rappresentata da un commissario). Al Parlamento europeo, i deputati di Fratelli d’Italia potranno essere ricompensati uscendo dal cordone sanitario che dovrebbe essere ancora imposto solo alla parte più estremista del gruppo ECR (come gli spagnoli di Vox, i polacchi del PiS o i francesi di Reconquete!). Ma la finzione “Giorgia contro Meloni” o “Giorgia più Meloni” non potrà durare per sempre. Un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe costituire il momento decisivo. In ogni caso, le decisioni che l’Ue ha di fronte nella prossima legislatura – dall’allargamento all’Ucraina al bilancio 2028-2015, passando per eventuali riforme dei trattati – costringeranno Meloni a scegliere tra essere la più conservatrice degli europeisti o la più pragmatica degli estremisti.

di David Carretta

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