settembre 25, 2013

Parliamo di sport e medicina. Ma, per favore, con competenza

articolo tratto da: Quotidiano sanità

13 SET – Gentile direttore, come Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport dell’Università di Firenze e Agenzia di Medicina dello Sport e dell’Esercizio AOUC , ci  sentiamo particolarmente perplessi dal documento del Dottor Carlo Ramponi del Gruppo di Interesse Specifico dell’Associazione Italiana Fisioterapisti e pubblicato su QS con il titolo “Lo sport è libertà: non medicalizziamolo! “.   E’ quindi un dovere clinico medico oltre che scientifico puntualizzare e chiarire alcuni aspetti fondamentali e alcuni passaggi del  documento  che portano, in chi lo legge senza  alcuna  conoscenza specifica  della  materia, a credere a “verità” erronee e fuorvianti . Intanto bisogna fare una distinzione fra Sport ed esercizio o attività fisica nelle sue molteplici declinazioni   L’utilizzo dell’esercizio o attività fisica  regolare, individualizzata nella sua dose giornaliera in termini di intensità durata e frequenza e quindi usata come terapia in aggiunta alla terapia  farmacologica già in atto o anche da sola nell’ambito della malattie cronico degenerative non trasmissibili, è un approccio di recente  acquisizione e largamente usato dalla classe medica e validato dalla letteratura internazionale e mondiale che ha riconosciuto nell’ esercizio fisico stesso la capacità antinfiammatoria sui tessuti e pertanto terapeutica per molti soggetti, tra i quali quelli affetti da patologie  neoplastiche o nel post  trapianto Ci rendiamo conto che tali conoscenze approfondite, che scaturiscono da un confronto adeguato di figure professionali dedicate – come il medico di medicina dello sport, il fisioterapista ed il laureato in scienze motorie – con il mondo scientifico internazionale, non possono in ogni caso far parte del bagaglio culturale di coloro che, benché inseriti in ambiente sanitario, in quanto professioni sanitarie, sono quasi interamente volte alla cura di tipo riabilitativa del paziente.   Si trovano quindi giustificazioni al fatto, che si possa, da parte di alcuni, scambiare facilmente per pura medicalizzazione un’efficacia terapeutica che invece approfonda le proprie radici nel contesto della biologia molecolare, della immunologia, in sostanza di materie di ordine medico. Intorno a questo settore specifico della Medicina dello Sport dedicato all’Esercizio fisico come terapia, quindi proprio come un farmaco, e che, oggi si chiama “Prescrizione  Esercizio  Fisico” ( PEF), sono recentemente fioriti molti gruppi di studio, società nazionali ed internazionali, tra i quali alcuni di molto prestigio come Exercise is Medicine collegato all’ACSM, all’interno dei quali vengono stilate linee guida e comportamenti di questa nuova materia che sta prendendo sempre più campo e che quindi supera di gran lunga il concetto di riabilitazione, benché con questa si possa integrare.   Certo è che se per “medicalizzazione” si intende invece il fatto che la PEF è un atto medico allora questo ha una veridicità assoluta legata al fatto che è proprio il medico di Medicina dello Sport, il quale  coadiuvato da altre figure e fra queste i fisioterapisti ed i laureati in Scienze motorie, stabilisce la necessità e la fattibilità di una PEF su un determinato paziente.   Si richiama l’attenzione quindi, almeno su “alcuni concetti base“ relativi ad esempio allo sport, profondamente diverso dall’esrcizio e attività fisica svolta con fini terapeutici e che ancora di più diverso dalla attività di  tipo ludico motorio, ricreazionale, ecc. Appare pertanto riduttivo parlare di sport da una parte ed attività ludica dall’altra quando a tutt’ oggi tutta la letteratura  ci parla di molti altri livelli e gradi di esercizio ed attività fisica che emergono  solo a seguito  di indagini complesse che partono dall’ analisi dello stile di vita e si concretizzano poi in una vera e propria ricetta per il singolo.    Confondere o ignorare  tali aspetti non significa, alla luce delle nuove acquisizioni, ignorare semplici sfumature, ma trattare con superficialità l’evoluzione recente della medicina dello sport e soprattutto gli strumenti specifici che questa usa per valutarli. La riflessione che sorge immediata è quindi pensare di affidare sempre questo tipo di indagine solo a chi ne sia veramente competente, si sia confrontato  con gli ambienti esterni al proprio paese, e soprattutto dimostri nel tempo di stare al passo con tutte quelle modifiche ed aggiornamenti del caso. In questo contesto anche l’aspetto divulgativo dovrebbe seguire lo stesso iter.   Non ultimo la PEF è attualmente in linea con le richieste e le esigenze del piano nazionale sanitario che fa sempre più della prevenzione un vessillo del nostro paese, il quale ha sempre promosso l’attività  fisica tra la popolazione generale, ed adesso conta sugli effetti positivi a lungo termine di questa con risvolti anche in senso economico.   Giorgio Galanti  e Laura Stefani Medicina dello Sport, Università di Firenze

settembre 12, 2013

PERCHE’ FIRMARE I REFERENDUM RADICALI ?

Perché dopo aver vinto il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti nel ’93, il legislatore cambiò il nome di questo in “rimborsi elettorali” facendo incassare così 2,7 miliardi di euro ai propri partiti, pur avendo dichiarato spese elettorali per soli 700 milioni.
Perché per rispettare la Costituzione italiana e non solo decantarla, dobbiamo dare corpo anche al suo ventisettesimo articolo che recita: “Le pene [...] devono tendere alla rieducazione del condannato”. E senza l’abolizione del “fine pena mai” la rieducazione, che comunque al momento manca, sarebbe fine a se stessa.
Perché non possiamo più tollerare la criminalizzazione di non-reati come quello che oggi è il reato di clandestinitàil quale punisce una condizione anziché una condotta.

Perché le norme sul lavoro e l’immigrazione costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei datori di lavoro e al momento della scadenza del proprio contratto fanno entrare queste persone in clandestinità introducendole alla criminalità o al “lavoro nero” creando l’effetto “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani.

Perché se un medico sbaglia paga e non si capisce come mai un magistrato che sbaglia non debba esserne civilmente responsabile.

Perché come disse il tanto lodato Giovanni Falcone: “Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. [...] nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. [...] E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte.

Perché il Censis parla di 881 mila famiglie di fatto in Italia con 2,5 milioni di persone all’interno di queste famiglie mentre l’ultimo report dell’Istat sul cambiamento delle forme familiari ha accertato che il 20% della popolazione italiana, ovvero 12 milioni di persone, vive in format familiari senza alcun tipo di riconoscimento. In assenza del riconoscimento giuridico delle unioni civili queste forme familiari spesso non vengono riconosciute perché i partner non possono sposarsi in quanto, senza divorzio breve, sono legati al precedente matrimonio da una separazione obbligatoria delle durata di tre anni.

Perché le quote non espresse dell’8 per mille (circa 600 milioni di euro l’anno) in questo momento vanno alla Chiesa Cattolica invece dovrebbero rimanere allo Stato.
Perché, senza depenalizzazione delle droghe leggere, oggi in Italia il mercato illegale delle stesse garantisce alle mafie un giro d’affari annuo stimato in almeno 24 miliardi di euro, coinvolgendo 250/400 mila piccoli spacciatori, 3 milioni di consumatori abituali, con oltre 800 mila persone coinvolte in procedimenti amministrativi per possesso di droga e 28 mila detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti.
Perché di fronte ai milioni di processi pendenti con correlata lunghezza degli stessi che creano un’amnistia di classe, potendo arrivare facilmente alla prescrizione attraverso la disponibilità di denaro per buoni avvocati, non è razionale mantenere dei magistrati fuori ruolo e dislocati ai vertici della Pubblica Amministrazione.

Perché al momento quasi 26 mila persone sono in attesa di giudizio, sono detenute ma non ancora dichiarate colpevoli. Le statistiche dimostrano che la metà di loro, almeno 13 mila persone, saranno dichiarate innocenti dopo un regime detentivo che può durare mesi cambiando per sempre vite innocenti che fino al giorno prima si svegliavano la mattina per andare al lavoro e tornavano a casa la sera cercando il calore della propria famiglia.

 

(fonte: l’antiperbenista)