novembre 30, 2012

PREDIRE IL PESO DEL NEONATO

Una semplice formula matematica permette di predire se un neonato diventerà un bambino obeso. Per calcolare la percentuale di rischio basta collegarsi al sito http://files-good.ibl.fr/childhood-obesity e inserire il peso alla nascita del bimbo, l’indice di massa corporea dei genitori, il numero delle persone che compongono la famiglia, il tipo di lavoro della madre e se ha fumato durante la gravidanza. Il calcolo, la cui efficacia è dimostrata in uno studio su Plos One, è stato ideato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra insieme ai colleghi italiani dell’Universita’ di Verona e agli americani di Harvard.

La formula è stata messa a punto usando i dati provenienti da uno studio su 4mila neonati finlandesi iniziato nel 1986. Inizialmente l’idea era quella di valutare il rischio di obesità partendo dal profilo genetico del neonato, ma le informazioni ricavate dal Dna non si sono dimostrate abbastanza efficaci per avere previsioni accurate.

I ricercatori hanno invece scoperto come delle semplici informazioni disponibili alla nascita del bambino, come il suo peso e l’indice di massa corporea dei genitori, fossero più che sufficienti. La validità del test è stata dimostrata anche su 1.500 bambini veneti tra i 4 e i 12 anni e su oltre mille bambini di 7 anni provenienti dal Massachusetts. Nel campione sotto esame, il 20% dei neonati ad alto rischio è andato poi a costituire l’80% dei bambini obesi.

 

Morandi A. et al. “Estimation of Newborn Risk for Child or Adolescent Obesity: Lessons from Longitudinal Birth Cohorts”. PLoS ONE 7(11): e49919. doi:10.1371/journal.pone.0049919

 

novembre 24, 2012

PER UNA VERONA LONGEVA

Corretta alimentazione, esercizio fisico, sicurezza economica, servizi domotici e  tecnologia per controllare la nostra salute. Questo il vademecum per una longevità di qualità.

Si chiamano “blue zones”, sono i luoghi al mondo dove si vive di più (Sardegna, Ikaria, Loma Linda, Okinawa, Costa Rica) ed hanno 5 caratteristiche fondamentali: non si fuma, la famiglia ha una assoluta priorità, si è attivi forzatamente poiché sono zone scoscese che costringono a camminate dispendiose, si fa una vita sociale importante, e si mangiano prevalentemente frutta, verdura e cereali.
“I cittadini giovani di oggi hanno una probabile aspettativa di vita di 100 anni e le nazioni, tutte, si troveranno a fare i conti con questo dato. Solo se i futuri nonni saranno il più possibile in salute e autosufficienti, gli Stati e i sistemi sanitari nazionali riusciranno a garantire una assistenza utile e ragionevole. Ma cosa possiamo fare noi oggi per garantirci una longevità di qualità, che non è un dono, ma si conquista?”.
Ecco 5 regole::
1) Evitiamo da subito tutto ciò che può compromettere la nostra salute di domani. Siamo ciò che mangiamo e quindi attenzione massima verso una corretta alimentazione.
2) Fumo, alcol e sostanze stupefacenti hanno effetti devastanti più a lungo termine che a breve. Vanno eliminate. L’esercizio fisico è la pillola più efficace. Una camminata a passo veloce con abbondante sudata è il minimo da cui partire che deve entrare nelle nostre abitudini quotidiane. Anche gli affetti, costanti e maturi “fanno” longevi.
3) Costruiamoci più possibile una sicurezza economica. Assicurazioni e pensioni integrative saranno sempre più necessarie: è proprio su queste situazioni che i conti degli stati e dei sistemi sanitari rischiano di saltare. Una sicurezza economica garantisce la salute, la possibilità di acquistare prodotti alimentari di qualità, di iscriversi ad una palestra.
4) Anche le nostre abitazioni vanno programmate per il futuro. Servizi domotici come controlli automatici per elettrodomestici, luci, gas, acqua, possono non solo darci maggiore sicurezza ma garantirci un importante risparmio economico.
5) E la tecnologia entra nel controllo della nostra salute: maglie che effettuano check-up costanti, elettrodomestici intelligenti, tablet e telefoni palmari saranno fondamentali. Sarà possibile essere sempre in contatto con un centro di riferimento competente o con i figli, ci renderanno autonomi in molte attività domestiche, e ci consentiranno di usufruire di importanti servizi a domicilio quando ne avremo bisogno.

novembre 24, 2012

UN MOVIMENTO PER IL BENESSERE COLLETTIVO

La disillusione delle persone nei confronti dello “status quo” è piena di energia. Un’energia in attesa di un motore che sia in grado di trasformarla in movimento, idee, prodotti, sviluppo. Stiamo vivendo un periodo di attesa ma non dobbiamo interpretare questa fase come un’attesa di qualcosa che conosciamo. In questo modo non riconosceremo mai il nuovo. Dobbiamo prepararci al nuovo anche se non sappiamo quale sarà la forma che assumerà. Vivere in un periodo come questo non è semplice perché non sappiamo cosa aspettarci. Questo è vero in politica come in economia, nella società e nella nostra cultura contemporanea. Penso che, orientarsi in tutti i modi possibili al benessere e alla qualità della vita della gente, sia un buon modo per non restare in attesa. Sia un buon modo per indirizzare l’agire del singolo, o delle collettività, ad una visione comune. Una visione che abbandona gli stereotipi di destra e sinistra e abbraccia una prospettiva pratica, anti-ideologica, fattuale: il benessere collettivo.
novembre 23, 2012

TRE PETIZIONI A FAVORE DEL CITTADINO

Ieri giovedì 22/11/12 ho personalmente appoggiato e presentato con una conferenza stampa 3 petizioni insieme all’Associazione Radicali Verona.

Le tre petizioni sono a favore della trasparenza amministrativa, della partecipazione attiva del Cittadino e per il corretto uso del territorio.

Nel dettaglio, si chiede di istituire:

1) l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati; di ciascun eletto, chiediamo che vengano pubblicati: dati anagrafici; codice fiscale, dato identificativo al fine di disporre – appunto – di un’anagrafe degli eletti e, di ciascuno, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo; dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all’anno precedente l’elezione, degli anni in cui ricopre l’incarico e di quelli successivi; dichiarazione da parte dell’eletto dei finanziamenti ricevuti, dei doni, dei benefici o di altro assimilabile; registro delle spese degli eletti, comprensive di quelle per lo staff, spese telefoniche e dotazione informatica; atti presentati con iter fino alla conclusione; quadro delle presenze ai lavori e i voti espressi sugli atti adottati dall’istituzione cui appartiene. Questo ultimo punto è per noi fondamentale, prioritario, perché consente al cittadino di controllare a mano a mano che l’eletto esplica il suo mandato le specifiche iniziative e anche quanto queste corrispondano al programma elettorale. Tutti questi dati dovranno essere facilmente accessibili.

2) delibera di iniziativa popolare; Per assicurare alla cittadinanza la possibilità di prendere parte attivamente al governo della città, sarà necessario presentare proprie idee attraverso un Consigliere Comunale e raccogliere un numero significativo (da definire) di firme autenticate.

3) censimento degli edifici sfitti e inutilizzati (suddivisi per destinazione) e rapporto tra superficie del territorio comunale edificata e libera.

La prossima settimana presenterò in Comune la MOZIONE a sostegno di queste 3 petizioni.

novembre 18, 2012

DDL 3270 Professioni non regolamentate

Per i dottori in scienze motorie si avvicina l’ora della verità: con il passaggio in Senato (il 15 novembre) del Ddl As 3270 sulle professioni non regolamentate la strada non è più così in salita per chi vuole distinguersi dalla massa di avventizi e dopolavoristi.
Le modifiche la testo che arrivava dalla Camera ci sono state ma non così significative da precludere un’approvazione senza ulteriori cambiamenti a Montecitorio, soprattutto considerato l’iter lunghissimo e la prossimità della chiusura dei lavori parlamentari, che vanificherebbe il lavoro sin qui svolto.
Si tratta di un testo molto orientato ai consumatori e quindi, in questo caso, a tutti coloro che riterranno importante fare una attività motoria qualificata. Non si parla di “riconoscimento” di tipo ordinistico delle professioni ma di una serie di garanzie nella formazione e nell’attività, che solo i professionisti seri saranno in grado di dare. La qualificazione verrà curata anche dalle associazioni professionali di riferimento, alle quali però non è obbligatorio iscriversi non impone infatti l’iscrizione all’associazione di riferimento, cui viene affidato il compito di curare la formazione, scrivere un codice deontologico, istituire lo sportello del consumatore e vigilare sul comportamento dei propri iscritti.
Se il Ddl diventerà legge, i professionisti dovranno comunque decidere tra le diverse soluzioni: iscriversi a un’associazione, applicare le norme Uni chiedendo una certificazione. Oppure scegliere la via del fai da te: la qualificazione della prestazione professionale potrà anche essere basata sulla conformità di fatto alle norme tecniche Uni.
In ogni caso, la professione potrà essere esercitata in forma individuale, associata, societaria, cooperativa o dipendente. Mentre per le associazioni la costituzione è libera e volontaria. Le associazioni professionali devono garantire trasparenza dell’attività, osservanza dei principi deontologici, promuovere la formazione permanente degli iscritti, attivare uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore dove rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti. Un elenco delle associazioni, che possono anche unirsi in forme aggregative, sarà pubblicato sul sito del ministero dello Sviluppo economico. Le associazioni possono rilasciare, a tutela dei consumatori, un attestato sugli standard qualitativi del proprio iscritto, l’eventuale possesso di un’assicurazione e di una certificazione.
Più in dettaglio, le associazioni dovranno garantire la conformità della qualificazione della prestazione professionale alle norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI (le cosiddette “norme Uni”) e il ministero dello Sviluppo Economico le controllerà. La pubblicazione di informazioni non veritiere nel sito web dell’associazione o il rilascio dell’attestazione di cui all’articolo 7, comma 1, contenente informazioni non veritiere, saranno sanzionabili.
L’attività di dottore in scienze motorie resterà comunque libera, nel senso che potrà essere svolta come meglio si crede, però, come recita il DdI, «i requisiti, le competenze, le modalità di esercizio dell’attività e le modalità di comunicazione verso l’utente individuate dalla normativa tecnica UNI costituiscono princìpi e criteri generali che disciplinano l’esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione». Le norme Uni, quindi, sono al centro e, anche se non è indispensabile per legge procurarsi una certificazione, è evidente che, in caso di controllo da parte dello Sviluppo economico, diventa difficile dimostrare che le procedure adottate con il “fai da te” rispettano alla lettera le norme Uni. Il ruolo delle associazioni riconosciute dallo Sviluppo e dei certificatori professionali è quindi destinato a crescere. Ma l’aspetto più importante sarà l’inevitabile scrematura di chi non sarà in grado di adeguarsi: non esiste, infatti, nel disegno di legge, una norma di salvaguardia per chi già esercita la professione, quindi tutti dovranno confrontarsi con le norme Uni e i severi requisiti richiesti sotto il profilo della trasparenza, dell’organizzazione dell’aggiornamento professionale.

novembre 17, 2012

LONDRA PER LE BICICLETTE

Una serie di “autostrade” per i ciclisti che attraversano Londra, modellate sulle corsie preferenziali per gli addetti ai lavori delle Olimpiadi: il sindaco della capitale, Boris Johnson, studia una serie di misure per rendere i viaggi in bicicletta più sicuri nella capitale britannica. Tra queste, anche semafori in miniatura per i ciclisti, mirati a coordinare il flusso del traffico in maniera più efficiente e sicura. Il sindaco sta ora facendo pressioni sul ministero dei Trasporti.

novembre 17, 2012

ROMPERE IL MURO CON RIFORME LIBERALI

Il Senato ha approvato ieri, con alcuni emendamenti, il disegno di legge 3270 che regolamenta tutte quelle attività professionali non organizzate in Ordini, Albi o Collegi. Ora il testo dovrà tornare alla Camera in terza lettura e potrebbe essere approvato in tempi brevi. Il condizionale è d’obbligo, sono dieci anni che i professionisti associativi, che sono oltre 3 milioni, aspettano una norma che li regolamenti.

Giuseppe Lupoi, presidente del Colap – Coordinamento libere Associazioni professionali – è il fatto che siamo riconosciuti come professionisti. «È stata portata avanti una battaglia, persa, per definirci prestatori di opera intellettuale quando lo stesso Codice civile non vincola l’attività professionale solo a chi è iscritto a un Albo».

Sono escluse le professioni sanitarie, che non ha sollevato particolari proteste, perché di fatto sono già regolamentate da leggi o decreti.

Giorgio Berloffa, presidente di Cna professioni dichiara: ”il provvedimento è fortemente rivolto alla tutela dei consumatori, non si parla infatti del riconoscimento della professione, ma della qualificazione di chi svolge l’attività. È anche molto attento ai giovani – sottolinea Berloffa – non impone infatti l’iscrizione all’associazione di riferimento, cui viene affidato il compito di curare la formazione, scrivere un codice deontologico, istituire lo sportello del consumatore e vigilare sul comportamento dei propri iscritti”.

Va detto che nell’ultimo anno molte associazioni si sono rivolte all’Uni, l’Ente nazionale italiano di unificazione, per avere una regolamentazione super partes.

Ora il Ddl approvato ieri consente a chi svolge una professione non ordinistica, come l’amministratore di condominio, il dottore in scienze motorie, l’osteopata, il grafologo, l’operatore stragiudiziale solo per citarne alcune, di decidere come svolgere la propria attività.

Per chi come DMSA – Associazione Italiana Dottori in Scienze Motorie ha creduto che l’Associazionismo Professionale rappresentasse l’unica modalità democratica per ottenere il giusto riconoscimento, sta per vedere realizzato il proprio “sogno”. DMSA è storicamente vicina al COLAP, ma nutre simpatie per CNA PROFESSIONI. Si prospetta così per il futuro un ambito professionale di tipo “duale”: uno più conservatore organizzato in Ordini Profesionali ed uno più liberare, anglosassone ed evoluto costituito da Libere Associazioni Professionali.

“IL FUTURO E’ APERTO” Carl Popper

novembre 16, 2012

DIABETE E ATTIVITA’ MOTORIA

Che lo sport faccia bene alla salute, e’ cosa nota. Ma come comportarci quando una malattia ci blocca? Dobbiamo evitare l’esercizio fisico o, al contrario, aumentare le nostre ore di pratica sportiva? Secondo Gerardo Corigliano, diabetologo presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici (Aniad), lo sport non solo aiuta nella prevenzione, ma il malato puo’ praticarlo senza incorrere in spiacevoli rischi.

Studi recenti effettuati su soggetti a rischio hanno dimostrato che anche solo camminare 30 minuti al giorno con andatura sostenuta, 5 giorni a settimana, porta ad una riduzione del 70% del rischio di ammalarsi.

È stato inoltre dimostrato che l’esercizio fisico, associato ad una dieta che permetta di perdere il 5% del peso corporeo, e’ uno strumento di prevenzione piu’ efficace della stessa terapia farmacologica.

L’attivita’ fisica migliora il generale quadro clinico della persona. In condizioni di salute l’attivita’ fisica migliora la performance cardiaca e respiratoria, riduce il rischio trombogeno, riduce i livelli di ansia e di depressione (un aspetto psicologico importante), aumenta l’autostima, riduce i livelli di colesterolo cattivo, aumenta quelli di colesterolo buono, riduce i trigliceridi, scioglie il grasso addominale (che predispone al diabete e a malattie cardiovascolari) e aumenta anche la densita’ ossea (riduce quindi il rischio di fratture). Per altro, e’ stato dimostrato che almeno negli uomini migliorano anche le performance sessuali.

per quanto riguarda il diabete, e’ stato dimostrato che nelle persone con questa patologia l’attivita’ sportiva, oltre ai miglioramenti che valgono per tutti, porta ad una riduzione della glicemia (sia a digiuno che postprandiale), un miglioramento dell’insulinoresistenza (condizione che rende difficile la cura con l’insulina), un miglioramento dell’emoglobina glicosilata ed una riduzione generale della mortalita’. L’attivita’ fisica nel curare il diabete deve essere piu’ frequente e costante che nella prevenzione, non tanto nell’intensita’, ma nel volume di attivita’ fisica, ad esempio 5 ore di cammino alla settimana anziche’ 3. Il segreto quindi sta nel fare da subito un’importante attivita’ fisica, poiche’ all’inizio della malattia le complicanze non sono presenti e ci si trova nelle condizioni migliori per fare sport. Per quanto riguarda l’alimentazione, mediamente e’ opportuno assumere 15 grammi di carboidrati (1 pacchetto di crackers, 1 bevanda zuccherata, 1 succo di frutta) prima di iniziare l’attivita’ fisica se questa dura non piu’ di 30/40 minuti. Se si supera l’ora di attivita’ fisica si rende necessario un supplemento di 30-40 gr di carboidrati (un piccolo panino) per ogni ora di attivita’ fisica. È necessario assumerle un po’ prima per dare tempo all’organismo di avere quelle energie di pronto impiego che poi verranno consumate durante le attivita’.

Ci sono degli alimenti particolari che consiglia di portare con se’ in caso di ipoglicemia durante l’attivita’ fisica? Alimenti che contengono glucosio di rapido assorbimento, quindi coca cola, succhi di frutta non dietetici, caramelle che contengono sciroppo di glucosio, banane. Merendine e cioccolata sono invece errati perche’ in questi cibi gli zuccheri sono associati a grassi che rallentano l’assorbimento del glucosio, quindi il recupero dell’ipoglicemia e’ molto piu’ lento e piu’ pericoloso.