luglio 21, 2020

+VENETO in Europa – Programma Sanità

 8. PIU’ SALUTE (estratto dal programma generale)

- Implementare con più risorse economiche il progetto “Palestre delle Salute” soprattutto per gli anziani e i diversamente abili.

- Creare sale controllate per il consumo di droghe per evitare l’assunzione incontrollata in strada e inserire i tossicodipendenti in percorsi di recupero monitorato e assistito.

- Prevedere un fondo regionale per le spese di assistenza legale e sostegno economico a donne indigenti vittime di violenza.

- Istituire programmi di formazione per i medici su tutto il territorio Veneto sull’uso della cannabis medica a scopo terapeutico.

- Formare “operatori all’emotività” capaci, come in altri Paesi europei, di accompagnare nella sfera affettiva e sessuale chi è affetto da disabilità o patologie invalidanti.

APPROFONDIMENTO (work in progress):

I punti della sanità:

 

  1. ritornare ad investire nella sanità pubblica;
  2. Mettere in concorrenza la sanità pubblica con il privato convenzionato;
  3. Togliere il numero chiuso all’accesso delle università pubbliche (compresa medicina e professioni sanitarie)
  4. Potenziare la medicina territoriale
  5. Potenziare la prevenzione implementando il progetto “palestre della salute”
  6. Utilizzare il MES
  7. http://www.micheleusuelli.it/sanita-radicale/

Nel surreale dibattito sul MES sono stati usati due argomenti.

Primo: il MES potrebbe prevedere condizioni nascoste.

Secondo: Il MES non serve.

Riteniamo siano false entrambe.

Il MES di cui parliamo oggi è il nuovo MES, la cui unica condizione d’uso è che i fondi vengano impiegati nella Sanità (questo è sicuro almeno fino alla fine della crisi Covid19).

Il nuovo MES serve e serve subito e non fra un anno o due (prima della fine dell’emergenza Covid19).

Negli ultimi 10 anni si sono laureati in Italia circa 80.000 medici.

Di questi, più di 20.000 non hanno potuto specializzarsi a causa di gravi errori di programmazione e sottofinanziamento del meccanismo di accesso alle specializzazioni mediche rimanendo intrappolati nel cosiddetto imbuto formativo e non potendo essere utilizzati nel SSN come specialisti. La contraddizione in termini di questo sistema non riguarda solo quella che dovrebbe essere la garanzia del naturale completamento del percorso formativo di un medico, che rimane invece così troncato a metà senza essere messo al servizio del cittadino. L ’imbuto formativo impedisce un efficace ricambio del personale del SSN che, tra cinque anni andrà in pensione (circa il 50% degli attuali medici dipendenti del SSN) e ritarda i vantaggi derivanti dall’investimento fatto finora dalla Nazione che ammonta a circa 5 miliardi di euro.  20.000 professionisti e 5 miliardi di investimento pubblico resi infruttiferi per alcuni anni senza motivo. Ma questo cos’è se non danno erariale?

Se, per risolvere il problema, si fosse deciso di usare il nuovo MES tramite un progetto ad hoc di azzeramento dell’imbuto formativo (valore 2,5 miliardi) come pre-requisito di un indispensabile piano di investimenti e riforma sanitaria (32 miliardi di euro) avremmo potuto risolvere il problema da subito senza pagare interessi e mettendo subito a frutto l’investimento fatto finora. Il nuovo MES è vincolato all’emergenza Covid19 e quindi va attivato subito per non avere le condizioni del vecchio MES, che ricordiamo essere quello utilizzato con la Grecia.

Aspettare, vorrebbe dire rinunciare all’assenza di condizionalità del nuovo MES, che dura tanto quanto l’emergenza.

Il Ministro Manfredi ha invece deciso di aspettare e ridurre solo gradualmente (in 4 anni) l’ampiezza dell’imbuto formativo, ritardando così la presa di profitto derivante dal completamento del processo di specializzazione medica. Decidere di usare risorse proprie come è stato fatto in questo caso, vuol dire che queste saranno raccolte a debito sui mercati spendendo di più. Il maggior costo (certo) del debito sarà infatti di almeno 70/80 milioni di euro.

Il risultato sarà quindi che l’investimento infruttifero fino a specializzazione avvenuta, relativo ai più di 20.000 medici intrappolati nell’imbuto formativo costerà o ridurrà i benefici ottenibili in assenza di quest’ultimo, per una cifra pari alla metà circa dei 2,5 miliardi di euro necessari per risolvere il problema. Questo valore si ricava conteggiando oltre agli interessi che verranno pagati per raccogliere i fondi necessari alla riduzione graduale dell’imbuto in quattro anni, anche il ritardato ritorno dell’investimento, le mancate entrate fiscali e i mancati versamenti previdenziali e sanitari che si sarebbero ottenuti senza il ritardo nella risoluzione dell’imbuto.

Non usare il nuovo MES subito è sbagliato ed inutilmente costoso.

La cosa stupida che potrebbe accadere è che non si usasse oggi il nuovo Mes per usare domani il vecchio MES.

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