maggio 5, 2019

Europa in Comune

Dalla grande città al piccolo comune, tutta l’Italia è Europa. È tempo di far sentire vicine ai cittadini le istituzioni europee. Che possono fare tanto, anche a distanza.

A chi chiede meno Europa, noi diciamo che invece abbiamo bisogno proprio di più Europa. Abbiamo bisogno di avere più Europa nella nostra vita di tutti i giorni. Un’Europa più vicina alle persone. Perché l’Europa deve ripartire proprio da qui: dai sogni e dai bisogni dei suoi cittadini. Che vivano in città o in provincia, in alta montagna o nel più profondo Mezzogiorno, tutti hanno il diritto di sentirsi tutelati. Il sogno europeo è un sogno grande ma può davvero realizzarsi solo se ci riguarda tutti.

Portale unico per una partecipazione democratica europea

Per preparare questo processo e rinforzare lo spazio democratico europeo, è utile partire dall’aggregazione e dal rilancio degli strumenti digitali di attivazione delle iniziative popolari europee attraverso la creazione di un unico portale europeo dove attivare e realizzare consultazioni, petizioni, iniziative dei cittadini europei, richieste di accesso agli atti e alle informazioni, dibattiti pubblici indirizzati a tutte le istituzioni europee o con oggetto relativo a tematiche di interesse sovranazionale.

L’Europa delle città e dei territori

Una nuova politica delle città per la crescita dell’Italia e dell’Europa dovrebbe essere orientata alle aspettative, anche nuove, dei cittadini; prevedere una progettazione strategica territoriale e urbana per rilevare la domanda nei vari settori, attraverso la cooperazione e progettazione integrata da parte delle istituzioni locali, delle imprese, del mondo dell’università e della ricerca, e della società civile; aggregare la domanda a livello regionale-nazionale per realizzare le opportune economie di scala. Un ruolo attivo va assegnato alle istituzioni europee nel promuovere queste iniziative e nel coordinare le istituzioni locali e regionali in funzione di uno sviluppo inclusivo e sostenibile.

L’Europa dappertutto

Una politica di rilevazioni dei bisogni va estesa anche alle aree remote, rurali e montane, per intercettarne le specificità e non comprometterne lo sviluppo. Le differenze tra le diverse regioni d’Europa sono forti, e sono aumentate dall’inizio del millennio. All’origine dell’aumento di questo divario c’è la concentrazione delle attività produttive e dell’innovazione essenzialmente nelle aree urbane. Il bilancio dell’Unione Europea 2021/2027 deve concentrare gli strumenti di finanziamento verso sviluppo e coesione territoriale delle aree non urbane d’Europa (che rappresentano l’80% del territorio) tramite infrastrutture, agricoltura innovativa, recupero edilizio che eviti il consumo di suolo, lotta a esclusione sociale e spopolamento. Fusioni tra comuni nazionali e accordi di cooperazione territoriale transnazionale possono favorirne la miglior applicazione “dal basso”. Per le regioni montane, tanto appenniniche quanto alpine, le esigenze di conciliare ambiente, turismo e benessere locale vanno condivise tramite strumenti ad hoc, come la Convenzione delle Alpi.

Autonomia territoriale

L’autonomia territoriale, sia finanziaria – nel rispetto del principio della tendenziale corrispondenza tra destinatari dei servizi e contribuenti – sia relativa a funzioni amministrative, regolatorie o legislative proprie, è elemento costitutivo di un sistema federale. Solo l’autonomia così intesa garantisce responsabilità istituzionale, legando direttamente l’amministrazione territoriale, dotata di funzioni e tributi propri, ai residenti contribuenti. È opportuno che la fiscalità nazionale e locale in Europa sia, nei limiti del possibile, coordinata con il processo di unificazione ed integrazione continentale.

Tax free zones e incentivi per un Mezzogiorno più vitale

Da decenni sentiamo raccontare dell’importanza dell’Europa per le regioni del sud, soprattutto per i fondi comunitari; ma questa spesa resta disfunzionale, a macchia di leopardo e spesso inutilizzata o sottoutilizzata. Occorre rendere finalmente efficiente la coesione territoriale europea come strumento per dare centralità ai territori e potere ai cittadini, migliorando le modalità e la qualità della spesa degli Enti Locali. Le eccellenze imprenditoriali del Sud devono contagiare il territorio e stimolare i tanti talenti meridionali a partecipare attivamente nella vita economica del Paese. Per troppo tempo la politica ha guardato inerme all’emorragia che da anni investe il Sud e che porta a uno sbilanciamento generazionale e l’abbandono dei territori e delle aree interne. Serve il coraggio di misure ed investimenti adattate ai territori, ad esempio con il ripensamento dei sistemi di incentivi, la promozione di “tax free zones” e rafforzando modelli di zone economiche speciali a sostegno dell’imprenditoria, in particolare giovanile.

Hub della conoscenza per il Mezzogiorno

Ci impegniamo perché +Europa sia portavoce del valore che il Mediterraneo ha per il Mezzogiorno, creando “hub della conoscenza” nelle Università del Sud ad alto potenziale, attraendo e trattenendo giovani talenti stranieri con borse di studio, programmi in lingua straniera, partnership con le migliori università del Mediterraneo e dei Balcani. Investire in formazione è la prima condizione per costruire rapporti duraturi di carattere culturale, politico e commerciale.

La salute a portata di tutti

Salvaguardando la competenza nazionale sulla sanità e sulla tutela della salute, l’Europa deve rafforzare il suo ruolo di regolatore e di pianificatore dell’offerta sanitaria, per garantire degli standard minimi di assistenza che ogni paese membro deve rispettare. Contrariamente a quanto siamo portati a ritenere, la mobilità sanitaria all’interno dell’Unione è un’opportunità da cogliere, a condizione che non sia unidirezionale, come avviene oggi, ovvero dai paesi con servizi di minore qualità verso i paesi con i servizi migliori, senza alcuna reciprocità. Va promossa la cooperazione tra i diversi sistemi sanitari nazionali, al fine di distribuire con maggiore equilibrio geografico in tutto il territorio dell’Unione Europea i centri specialistici di eccellenza, in modo da razionalizzare i costi e ridurre i debiti sanitari delle regioni più povere verso quelle più ricche.

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