giugno 23, 2012

Professione

Sono in corso di definizione i rispettivi ambiti di competenza dei fisioterapisti e dei laureati in scienze motorie, due figure professionali che oggi, invece, spesso si accusano d’invasioni di campo, fino anche all’abusivismo professionale.

Il Ministero della Salute e le Regioni hanno avviato con il coinvolgimento dei rappresentanti professionali dei laureati in scienze motorie e dei fisioterapisti, un tavolo di trattativa, che nell’ultima riunione del 31 maggio scorso a Roma ha visto la condivisione a maggioranza dei presenti di un documento che attende il placet definitivo del Coordinamento delle Regioni.

Lo scopo di questo tavolo di trattativa è stato quello di “meglio delineare” l’ambito di competenza professionale, anche se le due attività hanno un confine che non è facile separe, una sorta di “zona grigia”.

L’AFA (attività fisica adattata) è prerogativa del laureato in scienze motorie ed è una attività che non rientra nelle prestazioni sanitarie prettamente dette, ma ha il compito di ricondizionare, combattere l’immobilità, favorire la socializzazione e promuovere stili di vita più corretti, in sintesi migliorare la salute delle persone.

L’obiettivo, dunque, del dottore in scienze motorie è promuovere l’attività motoria, sia per la prevenzione di problemi di salute, sia per il mantenimento di uno stato di salute buono, che per ri-adattare la persona alle proprie necessità e aspettative motorie e sociali.

Nel farlo occorre però tenere in considerazione dei bisogni di movimento delle diverse categorie di persone, alcune delle quali, evidenzia il Tavolo tecnico Ministero-Regioni, necessitano di un trattamento riabilitativo (sanitario). “Non è possibile – chiarisce il Tavolo – costruire percorsi standardizzati per persone con esiti di ictus cerebrali, ad esempio. Perciò in una prima fase spetterà al fisioterapista trattare la patologia e suggessivamente in seconda fase spetterà al dottore in scienze motorie “adattare” il programma più adeguato di esercizi fisici.

Si tratta tuttavià, ammette il Tavolo, di un confine difficile da delineare quello tra promozione della salute e attività sanitaria, infatti è facile capire che la presa in carico sanitaria non può essere prolungata oltre misura, infatti esistono occasioni, periodi, necessità e luoghi dell’intervento sanitario, dopo di che ogni persona deve vivere ed agire nel mondo, praticanto una attività fisica adattata (AFA).

La terapia (si legge nella bozza) è competenza del fisioterapista, quando invece una persona anche con diversa abilità, richiede una attività fisica adattata, la competenza passa al dottore in scienze motorie.

Nell’ottica di queste scelte programmatiche il Tavolo propone l’utilizzo del laureato in scienze motorie nel progetto “Prescrizione dell’esercizio fisico come strumento e terapia” che il Ministero della Salute sta già sperimentando in diversi contesti territoriali. In pratica, programmi di prevenzione e cura basati sull’esercizio fisico secondo le modalità organizzative che prevedono la somministrazione dell’esercizio fisico.

L’auspicio del Tavolo è che programmi di questo tipo siano sempre più rafforzati nei piani sanitari regionali, intensificando la lotta alla sedentarietà e promuovendo l’attività fisica attraverso lo sviluppo sul territorio di una rete di strutture per la “somministrazione” dell’attività fisica che, precisa la bozza di documento del Tavolo, “deve avvenire in realtà specificatamente attrezzate (palestre o strutture, pubbliche o private) contraddistinte da una gestione qualitativa e dirette da un dottore in scienze motorie (laureato in scienze motorie o diplomato ISEF).

Si darebbe così vita ad un circuto virtuoso regionale di strutture certificate e istituzionalmente riconosciute con azioni formative, condivisione di valori etici e un sistema di valutazione qualitativa.

Il Documento, una volta approvato definitivamente, oltre a portare ad una “pace professionale” tra i dottori in scienze motorie e i fisioterapisti, potrà modernizzare il nostro sistema di tutela della salute che dovrà necessariamente andare oltre all’intervento prettamente sanitario.