maggio 15, 2013

L’ESERCIZIO FISICO E LA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO

Marilyn Monroe rappresenta la relazione amorosa di ogni uomo con l’America, scrisse Norman Mailer: lei era l’angelo del sogno americano, “con la voce pulita come tutti i cortili americani puliti”. Angelina Jolie è l’evoluzione di quel sogno, è la donna più bella del mondo che diventa anche il modello di una vita speciale ma perfetta, con le tendine alle finestre e la decisione scioccante di controllare tutto. Lei è la ribellione e la dannazione (di grande successo) che incontra l’amore, e l’amore è Brad Pitt, un altro pezzo di sogno: con lui Angelina diventa la madre e la donna americana speciale, la diva irraggiungibile ma mossa da umanissimo amore. Sei figli insieme, di cui tre adottati in ogni parte del mondo, e poi le battaglie umanitarie, le visite nei campi profughi, i viaggi per le Nazioni Unite, senza mai coltivare, ma nemmeno perdere, quella luce hollywoodiana che la accarezzava fin da bambina e rendeva evidente al mondo che Angelina era fatta di una materia diversa da quella degli esseri umani.

Adesso, con la confessione sul New York Times, “ho preso la decisione di avere una doppia mastectomia preventiva”, Angelina Jolie diventa più vicina, perché toccata dal dolore e dall’imperfezione dei geni dentro una donna perfetta. Perché ha deciso di privarsi di una parte di sé (nel suo corpo glamour da diva) per battere la paura, la sfortuna, il destino (esiste?): ha fatto la scelta (esagerata o saggia? certamente moderna e determinista) di intervenire sulla propria vita e di battersi contro una probabilità. E’ andata sotto i ferri, sana, a trentasette anni, madre, per quel gene difettoso che secondo i medici aumentava fino all’ottantasette per cento il rischio di ammalarsi di cancro al seno (e magari morirne, come sua madre che fece in tempo a prendere in braccio soltanto il primo nipote), si è sottoposta a una procedura medica durata tre mesi, a un’operazione di otto ore, a un risveglio in un mondo diverso, con un corpo diverso e i tubi dappertutto (“ci si sente come nella scena di un film di fantascienza”) e alla ricostruzione del seno, poche settimane fa. E adesso ha raccontato al mondo, invitando all’emulazione, che si può controllare molto e che il suo incubo ha solo il cinque per cento di possibilità di realizzarsi. “Posso dire ai miei figli che non devono temere di perdermi per un cancro al seno”.

La vera prevezione del tumore al seno si può fare in modo semplice, avvero facendo attività fisica quotidianamente (medical fitness). Qui un recente studio pubblicato su Lancet evidenzia quanto l’esercizio fisico sia il vero “santo graal” necessario alla salute dell’uomo moderno. Gli effetti potenti del “farmaco buono ” esercizio fisico sono ampiamente dimostrati.

Jaques, Mike Loosemore, Sports and exercise medicine in undergraduate training, The Lancet, Vol 380, July 7, 2012

maggio 11, 2013

OSTEOPATA CHINESIOLOGO (DMSO TECHNIQUE)

Ogni gesto motorio umano evoluto richiede un buon equilibrio, un corretto ordine di intervento dei segmenti motori e una forza muscolare adeguata.

Ricorrere all’intervento osteopatico e chinesiologico è di grande aiuto, non solo nello sportivo di alto livello, ma anche per tutte le persone “normali”.

Conclusa la fase valutativa l’osteopata-chinesiologo può intervenire:

1)  immediatamente attraverso delle tecniche di normalizzazione;

2)  programmando esercizi specifici.

febbraio 20, 2013

Il 38% degli Italiani non pratica attività motoria

Il 38% degli italiani non svolge alcun tipo di attivita’ fisica nel tempo libero ne’ pratica uno sport, e anche il 38% dei bambini trascorre piu’ di tre ore al giorno a guardare la televisione o a giocare al computer. Lo rivela l’ultima relazione sullo Stato Sanitario del Paese del ministero della Salute, che per questo motivo sta promuovendo una campagna per la promozione dello sport e dell’attivita’ fisica 2013. Testimonial dell’iniziativa e’ il commissario tecnico della nazionale di calcio Cesare Prandelli, pronto a ricordare a tutti che l’attivita’ fisica e lo sport sono un fattore determinante per il benessere. Infatti, uno dei principali fattori di rischio per la salute degli individui e’ rappresentato dalla sedentarieta’, mentre lo svolgimento dell’attivita’ fisica, con i dovuti accorgimenti, fa bene a tutte le eta’. “Nei bambini favorisce un corretto sviluppo fisico e la socializzazione- si legge sul sito del ministero- negli adulti contribuisce a ridurre il rischio dell’insorgenza di malattie croniche e migliora la salute mentale, negli anziani, il mantenimento di una buona forma fisica e dell’elasticita’ muscolare, diminuisce il rischio di cadute e di fratture e protegge dalle malattie collegate all’invecchiamento”. Il ministero della Salute ha fatto della promozione dell’attivita’ fisica un tema strategico. Rappresenta “un obiettivo di salute fondamentale e trasversale a tutte le diverse iniziative di comunicazione che il ministero intende realizzare per favorire l’adozione degli stili di vita salutari nella popolazione”. In considerazione dell’importanza strategica della problematica, il tema e’ stato inserito, d’intesa con il dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel programma delle iniziative di comunicazione del ministero della Salute per l’anno 2012.

“Coinvolgere la popolazione di tutte le eta’, rendendola responsabile del proprio benessere ed invitandola direttamente ad adottare uno stile di vita attivo da un punto di vista motorio”, e’ l’obiettivo della campagna, sulla base del principio che riconosce “nell’empowerment dell’individuo il volano del cambiamento culturale in senso salutistico degli stili di vita”. Il ministero pero’ ha sottolineato anche la necessita’ di fare attenzione, perche’ “l’attivita’ fisica e’ un importante fattore che contribuisce al mantenimento della salute delle persone, ma deve anche essere calibrata a seconda dell’eta’ in cui si pratica”. Infine, in considerazione dell’alta percentuale di sedentarieta’ che interessa in modo diffuso tutte le fasce di eta’, il target della campagna e’ rappresentato dalla popolazione generale. Nell’ambito della campagna sullo sport e’ stato realizzato anche uno spot.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=3144

febbraio 17, 2013

Sindrome della catena cinetica superiore – Upper Crossed Syndrome

Lo squilibrio muscolare riscontrato nella “C Posture” determina la sindrome della catena cinetica superiore.

La scarsa mobilità porta a squilibri muscolari per tre ragioni fondamentali:

1)    INIBIZIONE RECIPROCA – E’ la risposta neuromuscolare che accade quando un muscolo teso riduce l’impulso nervoso verso il suo antagonista funzionale. Questo efffetto conduce gradualmente a modelli di compensazione e a probabili infortuni;

2)    DOMINIO SINERGICO – E’ la risposta neuromuscolare che avviene quando i muscoli sinergici, stabilizzatori e neutralizzatori si fanno carico del lavoro dei muscoli principali deboli o inibiti;

3)    INIBIZIONE ARTROCINETICA – E’ l’effetto neuromuscolare che avviene quando un muscolo è inibito da qualche disfunzione delle articolazioni o delle capsule articolari.

La più importante restrizione nella postura a “C” è una mancanza di estensione nella parte toracica della colonna vertebrale. La mancanza di estensione della zona toracica può portare a limitazioni nella rotazione del busto.

MUSCOLI ACCORCIATI E CONTRATTI

Trapezio superiore, elevatore della scapola, muscoli della zona sub-occipitale e sternocleidomastoideo, grande e piccolo pettorale

MUSCOLI DEBOLI

Trapezio inferiore, flessori profondi del collo, dentato anteriore.

SQUILIBRI MUSCOLARI

Gli squilibri muscolari sono prevalentemente causati da uno stile di vita sedentario che determina una mancanza di varietà di movimenti o da prolungate posture statiche (banalmente troppo tempo passato seduti). Queste situazioni conducono a muscoli posturali accorciati e ad indebolire e inibire i muscoli fasici.

UPPER CROSSED SYNDROME

La Upper Crossed Syndrome rappresenta un gruppo di muscoli deboli combinato con un gruppo di muscoli iperattivi o accorciati (contratti); questa situazione crea nella zona cervicale uno schema prevedibile di movimento che sarà causa di problemi articolari.

Quando un muscolo è contratto o accorciato per un periodo prolungato, causa di riflesso una inibizione o un indebolimento dei muscoli del lato opposto (inibizione reciproca).

Per fare un esempio pratico, se una persona rimane otto ore seduta tutti i giorni su una scrivania, gradualmente i flessori del collo si accorceranno, il sistema nervoso automanicamente spegnerà gli impulsi sui dorsali ed andrà ad inibire la muscolatura. I dorsali così di conseguenza non lavoreranno in maniera idonea e il SNC demandarà il compito ai muscoli sinergici come l’elevatore della scapola e il trapezio superiore per aiutare il trapezio medio e inferiore e il gran dentato nella estensione del dorso. In sintesi si andranno a creare degli schemi motori non idonei.

Il modello muscolare osservato ha preso il nome della sindrome della catena muscolare superiore. Questa sindrome rappresenta la combinazione dell’accorciamento dei flessori del collo, dei pettorali e muscoli sub-occipitali, associato a trapezio, romboidi e gran dentato deboli.

Il classico lavoro d’ufficio ed in auto ci richiede di restare seduti a lungo e questa condizione può avere numerosi effetti negativi sul corpo. Per prevenire e ridurre questo tipo di problemi, è necessario muoversi di più e muoversi meglio.
Il consiglio che quindi possiamo dare è di evitare di rimanere seduto a lungo per troppo tempo. Quello che semplicemente possiamo suggerire è di alzarsi per eseguire brevi camminate.

Si tratta di piccoli cambiamenti che possono aiutarti a rendere più attivo il tempo passato al lavoro.

Giorgio Pasetto

Dottore in scienze motorie

Dottore in osteopatia

www.centrobernstein.it

gpasetto@centrobernstein.it

tel. 045/8300454

febbraio 16, 2013

Medical fitness e stile di vita

Comune di Verona

in collaborazione con

Associazione Italiana Dottori in Scienze Motorie

Convegno

Medical fitness e stile di vita

Una via per l’invecchiamento attivo

Verona 27 aprile 2013

presso sala Unicredit – Via Rosa 7

Ingresso libero

 

9,30 Presentazione del convegno e introduzione ai lavori intervento del Sindaco di Verona Flavio Tosi

Moderatori Massimo Valsecchi – Roberto Filippini

10,00 Lettura magistrale

Sarcopenia, fragilità e invecchiamento patologico

Relatore M.  Zamboni

10,45 Dal Bodybuilding al Medical Fitness, passando per il fitness ed il wellness: 30 anni di evoluzione.

Relatore Giorgio Pasetto

11,15 Intervallo per un caffè

11,30 Alimentazione e attività fisica: un matrimonio indissolubile

Relatore Ottavio Bosello

12,00 Medical Fitness, una proposta metodologica

Relatore Dario Meneghini

12,30. Governare l’obesità: come la simulazione dinamica può migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche locali

Relatore Arnaldo Vecchietti

13,00 light lunch

Moderatori Federico Schena – Arnaldo Vecchietti

14,00 L’aggiornamento degli adulti e delle famiglie sui benefici dell’attività motoria e sullo stile di vita

Relatore Massimo Valsecchi e Susanna Morgante

14,20 Attività motoria e vitalità cognitiva negli anziani

Relatore Andrea Brunelli

14,40 Il ruolo della scuola nell’educazione all’attività motoria e al corretto stile di vita.

Relatore Claudio Maffeis

15,00 Il futuro delle Scienze Motorie.

Relatore Federico Schena

15,20 Un modello veronese. Progetto “Palestre Verona”.

Relatore Giorgio Pasetto

15,40 Intervallo per un caffè

16,00 Il tabacco, una malapianta da estirpare.

Relatore Oliviero Bosco

16,20 L’alcol, questo sconosciuto.

Relatore Italo Vantini

16,40 Considerazioni conclusive

Ottavio Bosello – Giorgio Pasetto

17,00  Chiusura del Convegno

febbraio 10, 2013

L’intensità in sala pesi

Gli allenamenti per la forza si basano essenzialmente su due scuole di pensiero: la prima prevede sforzi molto elevati, ma brevi e poco frequenti, l’altra serie multiple eseguite più volte a settimana con medi livelli di sforzo

Gli allenamenti per la forza si basano essenzialmente su due scuole di pensiero molto differenti tra loro, potremmo dire, addirittura contrapposte: l’HIT, High Intensity Training, altrimenti detto Heavy Duty (HD), ovvero ‘Duro compito’, che privilegiando l’intensità al volume, prevede esercizi con resistenze progressive, caratterizzate da sforzi molto elevati, ma brevi e poco frequenti; e l’HVT, High Volume Training che, viceversa, comprende moderati livelli di sforzo, ma con serie multiple eseguite più volte a settimana. Negli anni ’70 con Arnold Schwarzenegger e C. erano decisamente più diffusi i metodi ad alto volume e media intensità, ma poi negli anni ‘80 l’ex campione di bodybuilging Mike Mentzer, riprendendo i concetti di Arthur Jones, il fondatore dei macchinari con sovraccarichi Nautilus, ha promosso e sperimentato su se stesso e anche con pesi liberi la monoserie, ritenendola sufficiente a stimolare la crescita muscolare, ma anche il miglioramento del condizionamento cardiovascolare e metabolico.

HIT O HVT ?   ENTRAMBI

E’ interessante notare come i convinti sostenitori dell’una e dell’altra strategia allenante, seppure discepoli di congetturati diametralmente opposti, siano in grado di evidenziare risultati molto simili. Il parere di esperti di fama internazionale nel campo dell’esercizio con sovraccarichi, quali Charles Poliquin, James Stoppani e Brad Schoenfeld, ritengono, invece, che una routine di allenamento HIT possa funzionare solo se mantenuta per un ciclo di massimo sei settimane, dal momento che l’adattamento muscolare si raggiunge in tempi piuttosto rapidi, e che poi necessiti di un’alternanza con l’HVT. Giacché quest’ultimo tipo di training nei centri fitness è certamente più conosciuto e seguito, specie dai dilettanti, cercheremo di comprendere meglio le caratteristiche salienti dell’altro, quello ad alta intensità.

 

CON L’HIT VI ALLENATE MENO, MA PIÙ DURAMENTE

Sono questi i due principi fondamentali del workout. In pratica, chi lo pratica ritiene che, per ottenere massa muscolare e stimolare gli incrementi di forza, si debba fare lavorare il muscolo con uno stress più alto di quanto normalmente riesce a sopportare, ovvero sino al cosiddetto cedimento muscolare, che nel bodybuilding è considerato l’indicatore del parametro di intensità. In pratica, il muscolo si adatterà a divenire più forte solo se messo in difficoltà. Allenarsi, con le macchine o pesi liberi, fino al momentaneo cedimento muscolare può, infatti, fornire uno stimolo alle fibre bianche, che produrranno maggiori progressi in forza e massa. Tant’è che quasi tutti i metodi H.I.T. implicano l’esecuzione di una sola serie al cedimento per esercizio. Gli allenamenti H.I.T. durano solitamente meno di mezz’ora, e alcune routine di consolidamento possono essere eseguite addirittura in un tempo inferiore ai 10 minuti.

 

RIDURRE LA FREQUENZA DELLE SEDUTE

Un allenamento così intenso per non creare fasi di stallo o sovrallenamento deve prevedere dei tempi di riposo abbastanza lunghi, in modo tale da dare alle fibre muscolari e all’organismo tutto il tempo di recuperare. L’ideale sono due/tre allenamenti settimanali, ma gli atleti che sopportano carichi di lavoro particolarmente voluminosi, o anche chi non è più giovanissimo, ottengono risultati migliori allenandosi meno e utilizzando soprattutto esercizi multiarticolari. I tempi di recupero sono, comunque, molto soggettivi e variabili da individuo a individuo.

DURATA DI OGNI RIPETIZIONE E DEL RIPOSO TRA OGNI SERIE

Mike Mentzer consiglia, nel suo libro ‘Muscles in Minutes’, per ottimizzare la tensione sui muscoli, un’esecuzione degli esercizi molto lenta: circa 4 secondi sia durante il sollevamento che durante il rilascio del carico, con 2 secondi di pausa nella posizione di massima contrazione. Inoltre, tra un esercizio e l’altro, si dovrebbe riposare il meno possibile, naturalmente a patto di riuscire a mantenere non solo la massima intensità, ma anche una posizione e respirazione corrette. Da evitare assolutamente esercizi balistici, sollevamenti esplosivi e slanci, spesso causa di infortuni, anche gravi, a polsi, spalle, gomiti e regione lombare.

TOTAL BODY O SLIP ROUTINE ?

Il primo schema di lavoro consiste nel far lavorare in ogni seduta tutte le grandi aree muscolari, nel secondo le varie parti del corpo sono allenate in sedute differenti, in modo tale da favorire un migliore recupero locale. Ad esempio, se si effettuano tre sedute settimanali, nel primo giorni ci si dedicherà a schiena e bicipiti, nel secondo a gambe e addominali, nel terzo a pettorali, spalle e tricipiti. Possiamo, quindi, riassumere le linee guida generali per gli allenamenti ad alta intensità nel seguente modo: non più di 2 – 3 allenamenti settimanali, un training che preveda tra i 2 e 12 esercizi di tipo multiarticolare, una serie per esercizio, una progressione di circa il 5% di seduta in seduta, ma solo se si è in grado di eseguire il movimento in modo ottimale, una bassa velocità di esecuzione che permetta di mantenere il controllo totale del carico.