luglio 9, 2013

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “PALESTRE VERONA”

Progetto palestre Verona – 09-07-13

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme obesità

Un’importante azione di contrasto: il progetto “Palestre Verona”

La sedentarietà rappresenta oggi una delle principali cause di malattia ed esiste ormai una fortissima evidenza riguardo all’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione di molte malattie croniche, ossia  obesità, patologie cardiovascolari, diabete, tumori, patologie responsabili complessivamente dell’80% della mortalità. La sedentarietà ha sorpassato il fumo come causa di morte (oltre 5.3 milioni di morti all’anno nel mondo) e un terzo delle morti per cancro dipendono dall’azione congiunta di sedentarietà, cattiva alimentazione e soprappeso: l’obesità sta diventando purtroppo la regola, non più l’eccezione. Il movimento praticato regolarmente può viceversa aumentare l’aspettativa di vita delle persone mediamente di 4 anni. Basti pensare che con uno stile di vita attivo è possibile ottenere una riduzione almeno del 30% per la patologia coronarica, l’infarto e l’ictus cerebri e di poco meno del 60% per la comparsa di diabete in soggetti predisposti; vi è anche un effetto significativo sui valori di pressione arteriosa e di colesterolo e su molte altre patologie compresi i disturbi correlati con l’invecchiamento, le cadute e le fratture dell’anziano. In due studi effettuati proprio a Verona, i diabetici che hanno partecipato al programma di movimento hanno migliorato il compenso e ridotto in modo significativo il consumo di farmaci mentre nelle donne anziane ipertese si è verificata una riduzione della rigidità delle arterie.

Sono numeri importanti, che fanno molto riflettere. E che sono stati ribaditi anche in questi giorni alla conferenza di Vienna, organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, su malattie croniche, esercizio fisico e alimentazione. A Vienna si è parlato di una vera propria emergenza sanitaria legata a comportamenti come passare gran parte della propria giornata seduti (si tratta di adulti che lavorano ma anche, cosa ancora più preoccupante, di adolescenti…) o mangiare alimenti troppo dolci, troppo salati o ricchi di grassi saturi e trans, quelli contenuti in molti prodotti industriali. Se la situazione non cambia, gli esperti stimano che entro il 2030 in alcuni stati europei addirittura il 90% della popolazione sarà obesa.

Per tutti questi motivi sono indispensabili ed urgenti tutte quelle azioni di contrasto che possano incidere in senso positivo sullo stile di vita. Su queste premesse si basa  il progetto “Palestre Verona” nato su proposta del comune di Verona con l’istituzione di un tavolo congiunto con l’Ulss 20 (Dipartimento di Prevenzione e Servizio Promozione ed Educazione alla Salute, capofila del “Programma veneto di promozione dell’attività motoria”, e Dipartimento di Fisiatria), l’Università, l’Associazione Dottori in Scienze Motorie ed alcuni rappresentanti delle palestre e delle farmacie di Verona.

Il progetto ha l’obiettivo di utilizzare  l’attività motoria come uno strumento di promozione della  salute e di prevenzione delle complicanze delle patologie croniche, il che significa sensibilizzare gli utenti delle palestre riguardo allo stile di  vita attivo ma anche ad altri comportamenti virtuosi, come alimentarsi correttamente e non fumare, e inoltre contrastare l’utilizzo di sostanze dopanti. Le palestre aderenti si impegnano quindi a fornire un servizio orientato verso la salute – comprendente (oltre al rispetto delle norme edilizie, igieniche e di sicurezza ed alla presenza di personale tecnico qualificato ed aggiornato, in particolare per gli utenti portatori di patologie croniche) la diffusione di materiali informativi sugli stili di vita sani, il movimento, la sana alimentazione ed interventi di prevenzione del doping e dell’abuso di integratori.

Susanna Morgante
Servizio di Promozione ed Educazione alla Salute – Dipartimento di Prevenzione ULSS 20
responsabile del programma regionale di promozione dell’attività motoria

Sintesi dei dati emersi alla conferenza OMS di Vienna sulle malattie croniche e l’obesità

Il 4 e 5 luglio si è tenuta a Vienna la conferenza OMS su malattie croniche e stili di vita, nella quale si è fatto il punto sulle evidenze più recenti e soprattutto sulle politiche che è necessario mettere in atto con urgenza per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 25% la mortalità prematura entro il 2015.

In particolare è stato affermato che:

  • Dieta      inappropriata e sovrappeso sono alla base delle      principali malattie croniche (obesità, patologie cardiovascolari, diabete,      tumori…), responsabili dell’80% della mortalità in Europa
  • L’obesità      sta diventando purtroppo la regola, non più l’eccezione;      se la situazione non cambia, gli esperti stimano che entro il 2030 in      alcuni stati europei addirittura il 90% della popolazione sarà obesa
  • Se vogliamo      rovesciare questo trend sono indispensabili un approccio multisettoriale (rinforzare      la rete e agire sull’”empowerment” ossia dare forza ai diversi      gruppi e sostenere la capacità di scelta dei cittadini) e interventi      forti sulle politiche; nella dichiarazione finale della conferenza è      stato quindi auspicato un nuovo piano d’azione su nutrizione e attività      fisica che coinvolga tutti gli stati europei
  • 1/4 dei casi      di obesità nell’uomo e 1/2 nella donna dipendono dalle disuguaglianze      sociali e le persone a basso reddito sono le più colpite dall’obesità;      è quindi indispensabile adottare interventi mirati alle fasce “deboli”,      sia per quanto riguarda l’alimentazione che il movimento
  • Alimenti e sani,      a basso prezzo, devono essere messi a disposizione di tutti, anche dei      soggetti svantaggiati, e devono diventare la regola, non una nicchia di mercato      per ricchi o privilegiati; viceversa va scoraggiato il consumo di alimenti      ipercalorici, ad alto tenore di grassi saturi e trans, di zucchero e di      sale e va incoraggiato il consumo di frutta e verdura
  • Agli stati membri      dell’unione europea è stato chiesto in particolare un intervento forte per      tutelare i bambini, che agisca anche attraverso le politiche e la      legislazione – in particolare a livello dei media e dei social media, del      marketing (compreso un miglioramento dell’informazione ai consumatori e un      maggior leggibilità delle etichette) e del contesto scolastico (a partire      dalla scuola dell’infanzia)
  • La      prevenzione di queste patologie comincia dall’allattamento al seno;      anche su questo serve un impegno politico forte
  • Sul versante      sedentarietà, è stato sottolineato tra l’altro quanto è nocivo il tempo      passato seduti: questo vale per tutti ma il rischio è massimo per gli      adolescenti; potrebbero essere importanti anche solo modifiche      comportamentali minime, come fare le scale a piedi all’ora di pranzo
  • Una sfida      importante è trovare strategie efficaci anche per gli anziani e per      le persone obese (in particolare quelle con problemi respiratori)

Leggi la dichiarazione finale (in inglese):

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0005/193253/CONSENSUS-Vienna-Declaration-5-July-2013.pdf

 

maggio 26, 2013

Osteopatia e Chinesiologia al servizio della salute, DMSO TECHNIQUE.

DMSO TECHNIQUE

Osteopatia e chinesiologia al servizio della salute

 www.centrobernstein.it

gpasetto@centrobernstein.it

 

Giorgio Pasetto

dottore in scienze motorie

dottore in osteopatia

La tecnica osteopatica e chinesiologia denominata DMSO Technique associa l’osteopatia alla chinesiologia.

Ogni gesto motorio umano evoluto richiede un buon equilibrio, un corretto ordine di intervento dei segmenti motori e una forza muscolare adeguata.

La nostra vista e sensibilità percepiscono solo una piccola parte di quello che avviene durante un gesto motorio, la tecnologia attuale ci consente invece di cogliere infiniti dettagli, alcuni di questi molto importanti.

La DMSO Technique si colloca in un contesto dove l’intervento del chinesiologo e dell’osteopata devono essere associati affinchè si possa ottenere un risultato ottimale, ma soprattutto in quei casi dove la precisione e l’accuratezza dell’intervento professionale risultano fondamentali.

Ecco sinteticamente come si struttura l’intervento professionale dell’osteopata-chinesiologo (DMSO Technique).

La prima fase riguarda la valutazione biomeccanica soggettiva dove si rilevano deficit articolari, limitazioni dei movimenti vertebrali, retrazioni muscolari, deficit muscolari, compensi posturali.

La seconda parte dell’intervento è una valutazione oggettiva in quanto utilizza strumenti di misura molto raffinati e precisi.

Conclusa la fase valutativa l’osteopata-chinesiologo può intervenire:

1)     immediatamente attraverso delle tecniche di normalizzazione e attraverso delle esercitazioni propriocettive e/o dinamiche specifiche.

2)     programmando un intervento osteopatico e chinesiologico nel tempo.

Mediante le normalizzazioni osteopatiche e le esercitazioni specifiche si potrà ottenere un ridimensionamento e riadattamento motorio del soggetto.

L’osteopatia e la chinesiologia si collocano in un contesto di prevenzione, ma anche in un contesto terapeutico se lo scopo del nostro agire si concentra sulle cause adattative che possono aver determinato l’insorgere delle problematiche.

Queste situazioni rischiose si accentuano quando la potenza in gioco aumenta fortemente, come avviene attualmente nello sport agonistico.

Facendo una semplice esemplificazione è come se un’auto lavorasse fuori convergenza ad elevata velocità, la struttura meccanica dell’auto stessa ed i fattori ammortizzanti andrebbero incontro sicuramente ad una usura più rapida ed anche a rotture di alcune parti meccaniche.

In passato per cercare di ottimizzare il gesto motorio di un atleta si cercava di copiare i movimenti degli atleti migliori di quella disciplina sportiva, oggi questo concetto è sorpassato, il movimento teorico ideale non esiste in termini generali, ma si deve invece ricercare il movimento migliore per ogni singolo atleta.

maggio 25, 2013

PROPOSTA DI LEGGE PER LE SCIENZE MOTORIE

Tale proposta andrebbe sostenuta in modo trasversale da tutte le forze politiche!

“Disciplina delle professioni relative alle attività motorie e sportive” Proposta di legge C. 775 

d’iniziativa del deputato
FILIPPO FOSSATI (PD)

Presentata il 16 aprile 2013

Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge, che riproduce l’identico testo proposto nella XIV legislatura dall’On. Giovanni Lolli reca la proposta di disciplina delle professioni relative alle attività motorie e sportive.

La proposta di legge ha come obiettivo prioritario il riconoscimento del ruolo dei laureati in scienze motorie, anche in un’ottica rivolta alla tutela del cittadino-utente.
Il riconoscimento di queste figure professionali contribuisce a ottenere l’obiettivo che la pratica delle attività motorie e sportive sia affidata a figure professionali che vantino un processo formativo adeguato.
Con l’istituzione delle facoltà e dei corsi di laurea in scienze motorie si sono già laureati oltre 15.000 soggetti mentre i diplomi rilasciati dagli istituti superiori di educazione fisica sono stati, negli anni, circa 80.000. Ad oggi sono state attivate oltre 30 facoltà e corsi di laurea in scienze motorie.
Questi dati fotografano perfettamente lo sviluppo e l’importanza che gli studi in scienze motorie hanno avuto in questi anni, partendo anche dalla considerazione che la pratica di attività motorie e sportive tra i cittadini, così come la cultura delfitness e del movimento volti alla qualità della vita, sono enormemente aumentati coinvolgendo oramai decine di milioni di persone.
Lo sport e il movimento sono sempre più una pratica diffusa, un’abitudine, uno strumento di prevenzione e un diritto di cittadinanza. Studiare le scienze motorie e professionalizzare l’agire quotidiano di chi assiste, guida, coordina, o progetta l’attività deve essere, sempre di più, un obiettivo di tutte le istituzioni pubbliche.
Questo riconoscimento non implica l’automatico «annullamento» del ruolo di coloro che, in virtù dell’esperienza professionale maturata nel settore dello sport, ma pure della formazione conseguita grazie a corsi di formazione del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), delle federazioni sportive nazionali e degli enti di promozione sportiva, possono comunque offrire un contributo importante all’affermazione del valore e della pratica sportivi nel nostro sistema.
Il riconoscimento del ruolo dei laureati in scienze motorie non porta, infatti, con sé il disconoscimento del ruolo e della funzione di coloro che, da sempre, esercitano, accanto ai primi, un’attività importante nella pratica dell’attività motoria e sportiva.
Il presente intervento legislativo si pone in un’ottica di legge-quadro che impone condizioni minime generalizzate; le opportune previsioni introdotte a livello regionale si combineranno con la disciplina stabilita dalla presente proposta di legge. Ad esempio, alcune regioni hanno già imposto, con legge, la presenza di un responsabile di struttura laureato in scienze motorie a tutte le società sportive operanti nel settore, spesso introducendo, contestualmente, il riconoscimento di benefìci finanziari adeguati.
La presente proposta di legge tiene conto della complessità del mondo sportivo nel quale convivono, accanto a soggetti che svolgono un’attività professionale, una moltitudine di organizzazioni e di strutture che operano grazie al volontariato e alla passione dei cittadini e che non possono essere interessate da interventi che potrebbero determinare la chiusura di molte di esse.
Escludendo, pertanto, l’obbligo generalizzato per tutte le strutture pubbliche e private di procedere all’«assunzione» di un laureato in scienze motorie, si è ipotizzato che la figura del responsabile di struttura debba essere obbligatoriamente prevista esclusivamente per le società e le associazioni sportive non rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 90 della legge n. 289 del 2002.
La ratio di tale intervento è rinvenibile nella totale assenza di verifiche e di controlli per l’attività di quelle società e associazioni sportive che non fanno riferimento né alle federazioni sportive nazionali, né alle discipline sportive associate o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
Il responsabile di struttura può operare indifferentemente in virtù di un rapporto di consulenza ovvero di lavoro dipendente e, in ogni caso, per le strutture minori è riconosciuta la facoltà di associarsi per potersi avvalere congiuntamente di un unico responsabile di struttura, purché entro un limite massimo definito dalle regioni e destinato a garantire l’effettività dell’intervento e l’effettiva assunzione di responsabilità da parte del professionista.
È stata esclusa fin dall’inizio l’ipotesi di un albo dei laureati in scienze motorie – perché in aperto contrasto con gli obblighi comunitari – ma si è invece ipotizzata la costituzione di una o più associazioni professionali riconosciute ad adesione volontaria. Tali associazioni potrebbero attestare la competenza, la qualificazione professionale tecnico-scientifica e deontologica nonché le specializzazioni conseguite dagli iscritti.
Naturalmente, trattandosi di professioni la cui attività può incidere su diritti costituzionalmente garantiti, occorrerà prevederne la registrazione presso il Ministero della giustizia, sentito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Definizioni).
      1. Ai fini della presente legge, per attività motorie e sportive s’intendono le diverse forme di attività fisica che, esercitate in forma organizzata, in luoghi pubblici e privati, negli ambiti dello sport sociale, dello sport di competizione, dello sport per disabili, dei servizi turistico-ricreativi o di recupero post-riabilitativo, hanno come obiettivi il raggiungimento, il mantenimento o il ripristino del benessere e dell’efficienza psico-fisici, l’espressione e il miglioramento degli stili di vita, lo sviluppo delle relazioni sociali, la rieducazione sociale e civile, la pratica di attività sportive non competitive e del fitness nonché l’ottenimento di prestazioni gratificanti o competitive nel campo dilettantistico. Restano ferme e distinte le attribuzioni degli operatori del settore sanitario ai sensi della legislazione vigente in materia.
2. Ai fini di cui al comma 1, per luoghi pubblici o privati s’intendono:

          a) gli impianti e i centri sportivi, di qualunque tipo, anche situati all’interno di strutture turistiche e termali, in cui sono tenuti lezioni o corsi, individuali o collettivi, di attività motorie e sportive per l’attuazione degli obiettivi di cui al comma 1;

          b) le strutture sanitarie e socio-pedagogiche, gli istituti di rieducazione e di pena e le comunità di recupero, in cui sono effettuate attività motorie e sportive per l’attuazione degli obiettivi di cui al comma 1;

          c) gli impianti e i centri sportivi dove sono svolte attività sportive dilettantistiche disciplinate dalle federazioni sportive nazionali e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).

Art. 2.
(Professionista delle attività motorie e sportive).

      1. È istituita la figura del professionista delle attività motorie e sportive.
2. Formano oggetto della competenza dei professionisti delle attività motorie e sportive le seguenti attività finalizzate al mantenimento del benessere e dell’efficienza psico-fisici mediante la promozione di stili di vita attivi nonché al recupero motorio post-riabilitativo e dei vizi posturali ovvero rivolte ai soggetti disabili e a tutti gli individui in condizioni di salute clinicamente controllate:

          a) conduzione e valutazione delle attività motorie, sportive e di fitness individuali e di gruppo per tutte le età, a carattere educativo, ricreativo o sportivo, anche per la promozione della salute nella comunità, nonché le attività di allenamento e di preparazione fisica e atletica relative allo sport dilettantistico svolte nei luoghi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c);

          b) informazione e comunicazione nell’ambito delle attività motorie e sportive, nonché organizzazione e gestione di manifestazioni sportive;

          c) progettazione, coordinamento, direzione tecnica e conduzione delle attività motorie e sportive di cui alle lettere a) e b);

          d) progettazione, organizzazione, gestione e verifica di qualità delle diverse tipologie delle strutture e dei servizi per lo sport e per le attività motorie, compresi gli eventi sportivi, nonché gestione economico-aziendale delle organizzazioni operanti nel settore dello sport e delle aziende che producono e commercializzano strumenti, tecnologie, beni e servizi nell’ambito delle attività motorie e sportive.

3. Il professionista delle attività motorie e sportive deve essere in possesso di una laurea appartenente alla classe delle lauree in scienze delle attività motorie e sportive (L-22), di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca 16 marzo 2007, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2007, ovvero del diploma di educazione fisica rilasciato dagli istituti superiori di educazione fisica, ovvero di titoli universitari, anche conseguiti all’estero, dichiarati equipollenti ai sensi della legislazione vigente in materia.

Art. 3.
(Tutela dei praticanti delle attività motorie e sportive).

      1. Il professionista delle attività motorie e sportive ha l’obbligo di rendere noto per iscritto, al pubblico e alla clientela, il possesso dei titoli di studio che costituiscono requisiti per l’esercizio della rispettiva attività ai sensi della presente legge.
2. La presenza di un responsabile di settore scelto tra i professionisti di cui all’articolo 2 della presente legge nelle palestre, negli impianti sportivi e nelle strutture gestite da soggetti non rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è obbligatoria. Il professionista delle attività motorie e sportive è responsabile dell’applicazione dei programmi svolti nonché del rispetto delle normative anti-doping e dell’adeguata diffusione di informazioni in ordine ai possibili effetti collaterali connessi all’assunzione di integratori alimentari o di sostanze comunque dirette a migliorare le prestazioni sportive non vietate dalla legislazione vigente in materia.
3. Le regioni definiscono il numero di utenti settimanali al di sotto del quale le strutture e gli impianti indicati al comma 2 possono associarsi tra loro, in numero non superiore a tre, per avvalersi, in regime di consulenza, di un medesimo professionista delle attività motorie e sportive quale responsabile della struttura.
4. I titolari o gli esercenti delle strutture indicate al comma 2 sono obbligati a rendere al comune territorialmente competente, prima dell’inizio dell’esercizio dell’attività, per le strutture di nuova istituzione, ed entro trenta giorni per le strutture già operanti, un’apposita dichiarazione, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, nonché una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai sensi dell’articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui è attestata l’assunzione ovvero la stipula di altro accordo di collaborazione da parte della struttura interessata con un professionista delle attività motorie e sportive, in conformità a quanto previsto al comma 2 del presente articolo.

Art. 4.
(Associazioni professionali riconosciute).

      1. I professionisti delle attività motorie e sportive possono costituire una o più associazioni professionali con le caratteristiche elencate dal presente articolo.
2. Ciascuna associazione ha natura di diritto privato, non ha finalità di lucro, è costituita su base volontaria ed è riconosciuta ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361.
3. La partecipazione all’associazione non comporta alcun vincolo di esclusiva, nel pieno rispetto della libera concorrenza.
4. Ciascuna associazione è iscritta nell’apposito registro delle associazioni professionali riconosciute istituito presso il Ministero della giustizia con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro della giustizia e con il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
5. Gli organi ed i compiti di ciascuna associazione sono disciplinati da un apposito statuto adottato dalla stessa associazione in conformità alla legislazione vigente in materia.
6. Lo statuto e le clausole associative garantiscono la precisa identificazione delle attività professionali cui l’associazione si riferisce, la rappresentatività elettiva delle cariche interne e l’assenza di situazioni di conflitto di interesse, la trasparenza degli assetti organizzativi e l’attività dei relativi organi, la dialettica democratica tra gli associati, l’osservanza e la costante verifica dell’effettiva applicazione di princìpi deontologici secondo un codice etico elaborato dalla stessa associazione, le idonee forme assicurative per la responsabilità da danni cagionati nell’esercizio della professione, una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all’effettivo raggiungimento delle finalità dell’associazione, e in particolare i livelli di qualificazione e di aggiornamento professionali, nonché la costante verifica della professionalità per gli iscritti con opportune iniziative periodiche di formazione e di aggiornamento professionali.
7. L’iscrizione all’associazione è subordinata alla verifica da parte della stessa associazione del possesso dei requisiti previsti per l’esercizio di ciascuna delle professioni di cui all’articolo 2 commi 3 e 4.
8. L’associazione è tenuta a rendere noti al pubblico gli elenchi contenenti i nominativi dei professionisti iscritti, nonché a rilasciare periodicamente agli stessi iscritti, su loro richiesta, un attestato relativo alla qualificazione professionale e tecnico-scientifica conseguita, assicurando che tali attestati siano redatti e rilasciati in base a verifiche di carattere oggettivo e a dati certi, in possesso della medesima associazione, concernenti la professionalità e le specializzazioni.
9. Ciascuna associazione è di norma articolata su base provinciale, tenuto conto delle specifiche necessità delle categorie di professionisti rappresentate.

Art. 5.
(Regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e di Bolzano).

      1. Alle finalità di cui alla presente legge provvedono, per il rispettivo territorio, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi delle competenze alle stesse attribuite dagli statuti e dalle relative norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del titolo V della parte seconda della Costituzione, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle attribuite alle medesime regioni e province autonome della legislazione vigente in materia.

 

maggio 12, 2013

IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO NAZIONALE DMSA

IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Sabato 18 maggio
 9.00: Intervento del Sindaco di Verona Flavio Tosi
1^ SESSIONE
          Moderatore: Gaspare Crimi – Medico fisiatra
 9.30: Storia moderna della professione di chinesiologo
          Luca Barbin - Presidente Nazionale DMSA - Genova
 9.45: Legge n.4 del 2013, il futuro è aperto
          Marco Iorio - Referente Regione Lazio DMSA - Roma
10.00: Il Chinesiologo e il Fisioterapista, competenze professionali e documento Ministeriale
          Gianni Pulisciano – Referente Regione Puglia DMSA - Bari
10.15: Progetto “Palestre Verona”
          Giorgio Pasetto – Segretario Nazionale DMSA - Verona
10.30: coffee break
2^ SESSIONE
          Moderatore: De Vita Francesco – Medico dello sport
11.00: L'esercizio fisico come un farmaco
          Andrea Zannoni – Referente Regione Emilia Romagna DMSA - Bologna
11.20: Il movimento e l'evoluzione dell'uomo
           Andrea Brunelli – Dottore di ricerca in attività fisica e salute - Verona
11.40: Dal Fitness al Medical Fitness
           Dario Meneghini – Referente Provinciale DMSA - Verona
12.00: Il movimento e l'anziano
           Benedetta Casti Roberta – Referente Regione Piemonte DMSA - Torino
12.20: Quantità o qualità del movimento?
           Walter Bragagnolo – Ex Direttore Tecnico ISEF e Allenatore - Verona
12.40: L’importanza dei dati per prendere decisioni nel mondo del calcio
           Daniele Tognaccini – Direttore MilanLab - Milano
13.00: Discussione 
13.30: pausa pranzo
3^ SESSIONE
          Moderatore: Roberto Filippini – Medico dello sport e fisiatra
15.00: Il senso di appartenenza
           Alberto Bucci – Motivatore Nazionale Italiana Professionisti di golf - Rimini
15.20: La preparazione del golfista
           Mauro Bertoni – Preparatore Atletico Nazionale Italiana Professionisti di golf - Ferrara
15.40: Malattie croniche esercizio sensibili
           Federico Colizza – Specialista in preventiva ed adattata - Trieste
16.00: Esercizio fisico e disturbi alimentari, verso una nuova figura professionale: l’educatore motorio specializzato  
           Martina Alberti – Dottore di ricerca in attività fisica e salute - Verona
16.20: Metodologie di allenamento nel volley professionistico
           Bruno Bagnoli – Allenatore Marmi Lanza Verona serie A1 – Mantova
16.40: coffee break
4^ SESSIONE
          Moderatore: Alberto Momoli – Medico ortopedico
17.20: Il metodo Pilates ed il laureato in scienze motorie
           Alda Boccini – Posturologa e Insegnate Pilates - Genova
17.40: News in scienze dell’allenamento
           Alessandro Stranieri – Docente ELAV - Perugia
18.00: Dalla rieducazione alla preventiva adattata
           Stefano Cannas – Specialista in Ginn. Preventiva e Adattata - Cagliari
18.20: Postura e prevenzione
           Adorno Fabrizio – Posturologo - Verona
18.40: Discussione 
20.00 Cena partecipanti
Domenica 19 maggio
5^ SESSIONE
          Moderatore: Ottavio Bosello – Medico geriatra
  9.30: Laurea in scienze motorie e prospettive future
           Federico Schena - Presidente Collegio Didattico Sc. Motorie - Verona
  9.50: Il dottore in scienze motorie e l'osteopatia
           Giulio Giacomelli – Osteopata Dottore in Scienze Motorie - Verona
10.10: La prescrizione dell'esercizio fisico ed il medico di medicina generale
           Carlotta Chiari – Specialista in Preventiva e Adattata Dipartimento di Prevenzione ULSS 20 – Verona
10.30: Confronto in sala aperto a tutti
10.50: coffee break
6^ SESSIONE
          Moderatore: Marco Zaccaria – Medico dello sport
11.30: Modelli previsionali e scelte politiche
           Arnaldo Vecchietti – Dirigente Politiche Comunitarie Comune di Verona
11.50: Le società di professionisti in funzione della legge n.4 del 2013
           Fabio Zambelli – Avvocato - Verona
12.10: La professione di Chinesiologo e l'inquadramento fiscale
           Giovanni Fassini – Commercialista – Verona
12.30: Il rischio professionale
           Marco Bastianello – Avvocato - Verona
12.50: L’inserimento del laureato in scienze motorie in ambito sanitario
           Beatrice Mantovani – consulente per le politiche sanitarie - Verona
13.10: Discussione e chiusura del convegno
maggio 9, 2013

CERTIFICATI MEDICI PER CHI VA IN PALESTRA E FA ATTIVITA’ FISICA NON AGONISTICA

Nella logica di rendere tutto sempre più difficile e di complicare la vita ai cittadini, il Governo Monti nelle ultimissime ore del suo mandato ha voluto fare un altro regalo agli italiani emanando un decreto che va a colpire chi vorrebbe rilassarsi con una sana attività fisica non agonistica.

Da oggi per chi pratica sport a livello amatoriale in contesto organizzato o per chi fa attività fisica non agonistica in palestra è prevista una certificazione obbligatoria a cadenza biennale con ECG, (ed a cadenza annuale se di età superiore a 55 anni uomini o 65 anni donne). Tale cadenza può addirittura abbassarsi se sono necessari esami e consulenze specialistiche per chi è affetto da patologie croniche conclamate diagnosticate.
Viene imposto perciò un controllo sanitario che, per attività volontarie, amatoriali, non agonistiche, sicuramente non dannose per gli altri, dovrebbe essere demandato alla sola scelta dell’interessato, senza interventi coercitivi da parte dello Stato.
Complicandone l’accesso, si possono indurre le persone a non intraprendere o ad abbandonare un’attività fisica non agonistica, portando ad un aumento della sedentarietà che và a provocare od aggravare quelle patologie contro cui si dice di voler agire.

 

A tal proposito, risulta singolare, la dichiarazione dell’Ex Ministro Balduzzi che si augura di aver incentivato la pratica motoria e combattuto la sedentarietà!

Il fatto di dover presentare una certificazione alle società sportive o alle palestre stimola ad effettuare un’attività fisica in forma autonoma, ove nessun controllo è possibile, esponendo però il praticante a maggiori rischi in quanto al di fuori di un “ambiente protetto”, come è avvenuto con l’aumento dei ticket sanitari, per il quale si stima che nel 2012 circa 1,8 milioni di cittadini italiani abbiano abbandonato il SSN rinunciando ad esami visite ed analisi, adesso si fa una cosa analoga con lo sport e l’attività fisica.

Infine una onsiderazione: dopo una certa età lo Stato considera i suoi cittadini meno efficienti e li controlla di più e più frequentemente se si tratta della guida dei veicoli o di praticare un’attività sportiva, ma nello stesso tempo innalza loro sempre più la soglia per andare in pensione, come se per lavorare avessero sempre venti anni.

ALCUNI DATI STATISTICI:

 

Il 40% degli over 30 è sedentario

 

Tra coloro che praticano attività fisica, il 36% ritiene che faccia bene alla salute, il 26% vuole mantenersi in forma e il 27% lo fa per autostima. L’80% degli italiani ritiene lo sport essenziale per i propri figli, ma il 69% è insoddisfatto dell’attività svolta a scuola dai bambini.

Il 40% degli italiani over 30 ammette di non svolgere alcun tipo di attività fisica o al massimo in maniera del tutto sporadica. (E’ quanto emerge da una ricerca effettuata dall’Osservatorio Sanità di Unisalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria).

Tra coloro che praticano regolare attività fisica, gli italiani si dividono tra salutisti ed edonisti: il 36% crede faccia bene alla salute, il 26% lo fa per mantenersi in forma e il 27% per sentirsi meglio con se stesso e più sicuro di sé. Gli italiani sono invece più sensibili al tema dello sport quando si parla di bambini: l’80% ritiene che lo sport per i propri figli sia essenziale in primis per la loro salute, ma anche per capacità di socializzare. Tra coloro che ritengono che lo sport sia importante, uno su quattro (23%) sottolinea però come il costo per i corsi sportivi risulti essere sempre meno sostenibile per le famiglie, con il rischio di non poter permettere ai propri figli di svolgere alcuna attività sportiva.

Il giudizio sulla quantità di sport praticato a scuola non è positivo. Per il 69% degli intervistati, infatti, i bambini non svolgono abbastanza attività fisica nelle ore scolastiche. Tra gli sport ritenuti più adatti alla salute dei piccoli, il nuoto si conferma il preferito (83%). A seguire atletica leggera (36%) e danza (11%).

maggio 3, 2013

PARTITA IVA

A volerne una sono soprattutto gli under 35. Aprirla è molto più semplice di quanto sembra: vediamo come, passo dopo passo.
Una tendenza in aumento. Secondo l’Osservatorio Partite Iva del ministero delle Finanze, nel 2012 sono state aperte 549 mila partite Iva, il 2,2% in più rispetto al 2011. A volerne avere una sono soprattutto gli under 35. Aprirla è molto semplice: vediamo come, passo dopo passo.
Com’è fatta. La partita Iva è fatta da 11 numeri: i primi sette indicano il contribuente, i seguenti tre il codice dell’ufficio delle Entrate, l’ultimo ha carattere di controllo.
Chi può aprirla. Possono aprire la partita Iva imprenditori individuali (come artigiani o commercianti) e lavoratori autonomi (iscritti a un Ordine professionale o liberi professionisti). Prima di procedere bisogna capire a quale categoria si appartiene (qualche informazione utile si trova qui).
I lavoratori autonomi. La prima cosa che i lavoratori autonomi (iscritti a Associazione professionale o meno) devono fare per aprire la partita Iva è compilare il modello AA9/11, che può essere scaricato dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Il modulo può essere consegnato in duplice copia (di persona oppure attraverso un delegato) a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa lo si può spedire tramite raccomandata allegando la fotocopia di un documento di identità o trasmetterlo in via telematica registrandosi sul sito dell’Agenzia delle Entrate (e scaricando da qui il software per la compilazione e l’invio). Ulteriore possibilità, rivolgersi al commercialista. Attenzione alla scadenza: il modello AA9/11 deve essere spedito entro trenta giorni dalla data d’inizio dell’attività, ossia entro un mese dalla prima operazione svolta. La compilazione del modello AA9/11 è abbastanza semplice. Oltre ai dati identificativi, nel modulo bisogna indicare l’attività svolta, il luogo in cui la si esercita e il volume d’affari presunto. Sul modello bisognerà indicare anche il codice Ateco, cioè il codice con cui l’Istat classifica le attività economiche (l’elenco di tutti i codici Ateco è disponibile qui). Ogni variazione dei dati precedentemente comunicati (per esempio un cambio di indirizzo) deve essere notificata entro trenta giorni attraverso l’invio di un nuovo modello AA9/11. Stessa procedura se si decide di chiudere l’attività.
Gli imprenditori individuali. Per aprire la partita Iva gli imprenditori individuali come artigiani e commercianti devono effettuare la cosiddetta Comunicazione Unica, procedura da eseguire esclusivamente online che permette di rispettare, tutti in una volta, gli obblighi amministrativi, fiscali, assistenziali e previdenziali legati alla nascita di una nuova attività. Per fare la Comunicazione Unica bisogna entrare nel sito del Registro delle imprese e scaricare il software “ComunicaStarweb”. Dopodiché occorre sottoscrivere un contratto con la Camera di commercio per abilitarsi alla trasmissione telematica dei documenti così da ricevere nome e password per accedere al servizio. Infine, per firmare la pratica viene richiesta la firma digitale, mentre per avere la ricevuta dell’invio dei documenti e le successive comunicazioni bisogna aprire una casella Pec.
I costi per aprire la partita Iva. Di per sé la procedura per aprire la partita Iva, se eseguita autonomamente, è totalmente gratuita. Se ci si affida a un professionista, invece, bisognerà prevedere la spesa per il suo compenso (e in questo caso non è possibile quantificare una cifra standard perché ogni commercialista applica una tariffa diversa). Per non pagare troppo ci si può rivolgere anche ai Centri di Assistenza fiscale, che solitamente hanno tariffari più economici.
Oneri previdenziali per i lavoratori autonomi. I professionisti che hanno una cassa previdenziale dovranno versare i contributi nella misura indicata dalla cassa stessa (di solito il 2% del totale da pagare indicato in parcella più una percentuale aggiuntiva che sarà applicata sul reddito netto). I professionisti senza cassa, invece, dovranno fare riferimento alla contribuzione previdenziale prevista dalla Gestione separata Inps.
Obblighi fiscali del lavoratore autonomo.I principali obblighi fiscali del lavoratore autonomo sono:

  • Invio dell’Unico 2013 (riferito ai redditi conseguiti nel 2012);
  • Versamento dell’Iva periodica calcolata su base mensile o trimestrale (versamento che deve essere eseguito entro e non oltre il 16mo giorno del mese o del trimestre);
  • Pagamento dell’acconto Iva entro il 27/12 di ogni anno;
  • Comunicazione telematica Iva annuale;
  • Tenuta del registro Iva.

Oneri contributivi per gli imprenditori individuali.Il calcolo dei contributi Inps per gli artigiani e i commercianti differisce rispetto a quello previsto per i lavoratori autonomi. In questo caso, infatti, è previsto il rispetto di un minimale fissato di anno in anno. Per le quote di reddito eccedenti il minimale si dovrà versare un contributo integrativo calcolato applicando una percentuale alla parte di reddito eccedente. Per quanto riguarda il pagamento dei contributi fissi Inps 2013, questi probabilmente seguiranno i canonici termini di scadenza:

  • 16 maggio 2013;
  • 16 agosto 2013;
  • 16 novembre 2013;
  • 16 febbraio 2014.

Il versamento della parte eccedente il minimale avviene contemporaneamente al pagamento dell’Irpef.
Il prestito d’onore.Chi vuole aprire la partita Iva può contare sul prestito d’onore, una forma di finanziamento concessa, previa autorizzazione di Invitalia, alle start up in fase di costituzione. Hanno diritto a richiedere il prestito d’onore coloro che risiedono in Italia da almeno un semestre e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

  • Maggiore età;
  • Carta o permesso di soggiorno valido per un periodo pari almeno a un anno successivo alla data di presentazione dell’istanza (in caso di cittadino extracomunitario);
  • Possesso dello status di disoccupato o inoccupato in cerca della prima occupazione;
  • Volontà di aprire un’attività in proprio con forma giuridica di ditta individuale;
  • Sede aziendale in Italia;
  • Mantenimento in produttività dell’azienda, divieto di cessione per almeno un quinquennio dalla data di ammissione all’agevolazione e divieto di sottoscrizione da parte del titolare di contratti di lavoro subordinato a tempo pieno (sono ammesse le prestazioni di lavoro occasionale che permettano al titolare di seguire contemporaneamente la gestione della nuova attività).

Per poter usufruire di questo finanziamento l’azienda deve operare esclusivamente nel commercio e nella produzione di beni e fornitura di servizi.
Il vantaggio economico offerto dall’agevolazione consiste in:

  • Un contributo a fondo perduto sugli investimenti pari al 50% degli oneri sostenuti, riconosciuto fino al raggiungimento del limite massimo pari a 15.500 euro;
  • Un finanziamento quinquennale a tasso agevolato (il 70% in meno rispetto al tasso ordinario al momento della stipula del contratto), per far fronte a tutti gli oneri finanziabili.

Il rimborso del finanziamento seguirà un piano di rientro articolato su rate trimestrali. Per la gestione aziendale, infine, è previsto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto di 5.165 euro. Mente i contributi sugli investimenti possono essere utilizzati per acquistare impianti, attrezzature, il contributo offerto a fondo perduto per la gestione, potrà essere utilizzato per acquistare le materie prime, per pagare le utenze o i canoni di locazione o, più in generale, per far fronte alle tradizionali spese fisse che, in fase di start up, gravano sulle spalle dell’imprenditore in modo molto più pesante.

marzo 15, 2013

APPROVATO DALLA GIUNTA COMUNALE DI VERONA IL PROGETTO “PALESTRE VERONA”

OGGETTO: Approvazione progetto “Palestre Verona”.

LA GIUNTA COMUNALE

Premesso che con propria deliberazione n. 6 del 7 febbraio 2013, il Consiglio Comunale ha approvato un atto di indirizzo in materia di qualità della vita, benessere e salute a Verona, con il quale il Comune di Verona si propone di promuovere la salute e la qualità della vita dei suoi cittadini;

Atteso che:

- per perseguire tali intendimenti, la suddetta deliberazione prevede che il Comune di Verona si faccia promotore di una maggiore attenzione al benessere e alla qualità della vita dei cittadini veronesi, favorendo un maggior coordinamento delle attività delle Amministrazione pubbliche che operano a livello territoriale, un coinvolgimento dei privati che operano a livello commerciale e una più marcata integrazione delle attività dei settori comunali;

- il medesimo atto di indirizzo invita la Giunta ad approfondire le proposte in esso contenute e, previa valutazione sulla loro fattibilità, ad adoperarsi per realizzarle;

Considerato che:

- l’Assessorato allo Sport e Tempo Libero ha, nei mesi scorsi, costituito un Tavolo Tecnico (composto dal Comune di Verona, dall’Ulss 20, dalla facoltà di Scienze Motorie, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona, dall’Associazione Nazionale Dottori in Scienze Motorie, dai Rappresentanti delle palestre veronesi, dai Rappresentanti delle Farmacie veronesi, dal Centro Polifunzionale Don Calabria), che ha redatto un progetto (“Palestre Verona”) che si propone di creare una rete di enti e strutture in grado di cooperare tra loro al fine di mettere al centro dell’attenzione il cittadino, ovvero l’utente stesso dei centri per l’attività motoria, mediante la creazione di una valida collaborazione tra Università, Dipartimento di Prevenzione ULSS 20, Comune, Palestre del territorio, Farmacie e mondo associativo, per far sì che l’attività motoria possa essere un valido strumento di promozione della salute, di prevenzione e cura di patologie cronico degenerative, promuovendo e valorizzando l’importanza di assumere un corretto stile di vita, ma anche di prevenire e contrastare tra i frequentatori delle palestre e dei centri fitness l’utilizzazione e la diffusione di sostanze dopanti, assicurando un modello di buona gestione complessiva mirato al miglioramento dello stato di salute e di benessere degli utenti;

Ritenuto di approvare tale progetto (vedi allegato), che dovrà poi essere inviato ai soggetti componenti il Tavolo Tecnico citato, i quali dovranno darvi attuazione, ognuno per quanto di competenza, in sinergia con gli altri, attraverso il coordinamento dell’Assesorato allo sport;

Dato atto che l’approvazione di tale progetto non comporta oneri finanziari per il Comune;

Richiamata la citata deliberazione di C.C. . n. 6/2013;

Visto lo Statuto comunale che, in particolare, all’art. 7 “Servizi alla popolazione” afferma che il Comune di Verona concorre a garantire il diritto alla salute e promuove le attività sportive dei cittadini;

Visto il Dlgs 267/2000 “Testo Unico delle leggi  sull’ordinamento degli Enti Locali”;

Visto che con deliberazione del Consiglio comunale n. 65 adottata in data 17 luglio 2012, dichiarata immediatamente eseguibile è stato approvato il bilancio di previsione del Comune per l’esercizio finanziario 2012 e il bilancio pluriennale per gli esercizi 2012,2013, 2014;

Preso atto del parere formulato sulla proposta di deliberazione in oggetto ai sensi e per gli effetti dell’articolo 49 del D.Lgs. 18 Agosto 2000, n. 267, e precisamente:

- che in data 14/03/13 il Dirigente responsabile del servizio proponente il provvedimento, ha espresso il parere che di seguito integralmente si riporta: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 49 del D.Lgs. 18 Agosto 2000, n. 267, si esprime parere favorevole in ordine alla regolarita’ tecnico-amministrativa della proposta di deliberazione indicata in oggetto”.

IL DIRIGENTE COORDINAMENTO  SPORT E TEMPO LIBERO

Dott. Sandro Vazzoler

- che in data 14/03/13 il Dirigente responsabile del Servizio Finanziario ha espresso il parere che di seguito si riporta: “ai sensi e per gli effetti dell’art. 49 del D.Lgs. n. 267/2000 si dichiara la non rilevanza contabile della proposta di deliberazione indicata in oggetto”.

IL DIRIGENTE RESPONSABILE  DEL SERVIZIO FINANZIARIO                                                dr. Marco Borghesi

Su proposta del relatore, Assessore allo Sport e Tempo Libero

A voti unanimi DELIBERA per le ragioni come sopra espresse,

1)      Di approvare l’allegato progetto denominato “Palestre Verona”, parte integrante della presente proposta deliberativa, dando atto che lo stesso non comporta oneri di spesa a carico dell’Amministrazione;

2)      Di disporre che la presente proposta deliberativa venga inviata, dopo la sua esecutività, ai seguenti Enti coinvolti nel progetto in parola, perché ne diano esecuzione, ognuno per quanto di competenza, in sinergia tra di loro:

-        Ulss 20 Dipartimento di Prevenzione; Facoltà di Scienze Motorie di Verona;  Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona; Associazione Nazionale Dottori in Scienze Motorie; Rappresentanti delle palestre veronesi;    Rappresentanti delle Farmacie di Verona; Centro Polifunzionale Don Calabria.

Il Dirigente del Coordinamento Sport e Tempo Libero, proponente, provvederà all’esecuzione.

Allegato:

PROGETTO “PALESTRE VERONA”

Premessa

Il progetto “Palestre Verona “ nasce dall’esigenza di creare una rete di enti e strutture in grado di cooperare tra loro al fine di mettere al centro dell’attenzione il cittadino, ovvero l’utente stesso dei centri per l’attività motoria, mediante la creazione di una valida collaborazione tra Università, Dipartimento di Prevenzione ULSS 20, Comune, Palestre del territorio, Farmacie e mondo associativo, per far sì che l’attività motoria possa essere un valido strumento di promozione della salute, di prevenzione e cura di patologie cronico degenerative, promuovendo e valorizzando l’importanza di assumere un corretto stile di vita, ma anche di prevenire e contrastare tra i frequentatori delle palestre e dei centri fitness l’utilizzazione e la diffusione di sostanze dopanti, assicurando un modello di buona gestione complessiva mirato al miglioramento dello stato di salute e di benessere degli utenti.

Più in generale, il progetto si propone di valorizzare il ruolo di tali centri nella promozione di un’attività che tuteli la sicurezza degli utenti e che miri alla promozione di uno stile di vita sano e consapevole, promuovendo campagne informative che mirino a modificare comportamenti inadeguati che favoriscono l’insorgere di malattie degenerative .

Ciascuno degli enti coinvolti avrà un ruolo specifico che nel corso del progetto sarà adeguatamente descritto.

OBIETTIVI GENERALI

In realtà, la qualità del servizio erogato dalle palestre e dai centri fitness ha una valenza educativa nel promuovere tra gli utenti uno stile di vita sano, anche contrastando l’eventuale abuso di sostanze e farmaci dopanti. Il progetto va, dunque, inteso come una rilevante opportunità di intervenire su una molteplicità di aspetti riconducibili a due macrobiettivi:

a)     La qualità e la sicurezza delle esercitazioni proposte agli utenti

b)     La promozione tra gli stessi di uno stile di vita sano

Il primo macrobiettivo riguarda i seguenti aspetti:

-          la qualità della valutazione iniziale dell’utente;

-          la verifica periodica della sua condizione fisica, attraverso test ripetibili e significativi;

-          la corretta esecuzione delle esercitazioni e la prevenzione dei traumatismi;

-          la capacità di riconoscere problematiche di competenza sanitaria;

-          la necessità di una visita medica, come previsto per legge.

Il secondo macrobiettivo è riferito ai seguenti aspetti:

-          l’educazione ad uno stile di vita attivo e la promozione presso gli utenti di corrette abitudini alimentari evitando l’uso del tabacco, l’abuso di alcol  e  il consumo di sostanze psicoattive illecite come previsto dal DPCM “Guadagnare Salute” del 2007  ;

-          l’educazione al corretto uso dei farmaci limitato alle esigenze terapeutiche comprovate da prescrizione medica; in particolare, attraverso una sistematica informazione e sensibilizzazione, si può mirare all’eliminazione della domanda di farmaci scorrettamente collegati con l’attività fisica, come i farmaci dopanti, gli anoressizzanti e l’abuso di farmaci antinfiammatori e analgesici e l’uso scorretto di integratori;

-          l’abitudine ad un regolare esercizio fisico come strumento di prevenzione e cura rispetto alle patologie cronico-degenerative.  Riteniamo fondamentale che per tali patologie, l’esercizio fisico sia condotto da personale adeguatamente formato, ovvero da dottori in Scienze Motorie, i quali seguono uno specifico corso di Laurea triennale o specialistico/magistrale.

Il progetto, frutto della collaborazione tra diverse Istituzioni pubbliche e soggetti privati, manifesta le seguenti peculiarità:

  • rappresenta l’impegno concreto delle pubbliche Istituzioni territoriali, verso la protezione della salute pubblica e a tutela del diritto dei cittadini a svolgere una pratica sportiva limitando i rischi ed utile per promuovere un corretto stile di vita;
  • costituisce un esempio di alleanza tra le pubbliche Istituzioni e i gestori delle palestre e dei centri fitness che, aderendo volontariamente al progetto e completandone il percorso, adotteranno, al termine, un marchio da esporre al pubblico ed utilizzabile anche nella promozione commerciale della propria attività. Il valore aggiunto dell’adesione al progetto, infatti, sarà dato anche dalla visibilità che si vuole dare all’iniziativa tra i cittadini possibili utenti dei centri, sia mediante l’ausilio degli Enti locali, sia con la collaborazione delle strutture sanitarie e le farmacie;

L’adesione al progetto da parte delle Palestre comporta la loro partecipazione ad alcune iniziative di aggiornamento indirizzate a migliorare la qualificazione degli operatori e incrementare le proposte di attività fisica per la salute per utenti “speciali” e al contrasto all’abuso di integratori, sostanze e farmaci dopanti.

CODICE ETICO

LE PALESTRE CHE ADERISCONO AL PROGETTO “PALESTRE VERONA” SI IMPEGNANO A RISPETTARE I SEGUENTI PUNTI

(mediante autocertificazione)

1. SVOLGERE L’ATTIVITA’ IN LOCALI SALUBRI, IDONEI ALLO SCOPO ED IN REGOLA CON LE NORME EDILIZIE, IGIENICO-SANITARIE E SULLA SICUREZZA;

2. DOTARSI DI UN DIRETTORE TECNICO CHE SIA LAUREATO IN SCIENZE MOTORIE E/O DIPLOMATO ISEF;

3. UTILIZZARE PER LE ATTIVITA’ SPECIFICHE RIVOLTE AD UTENZE SPECIALI (PERSONE CON PATOLOGIA CRONICA SIGNIFICATIVA) PROGRAMMI ED ISTRUTTORI QUALIFICATI, PREFERIBILMENTE LAUREATI MAGISTRALI IN SCIENZE MOTORIE;

4. ATTUARE COMPORTAMENTI ATTIVI DI PROMOZIONE DI STILI DI VITA SANI E DI PREVENZIONE NEI CONFRONTI DEL DOPING E DELL’ABUSO DI INTEGRATORI;

5. PREDISPORRE CORRETTE MODALITA’ DI INFORMAZIONE E PROMOZIONE DELLE PROPRIE ATTIVITA’ PER L’UTENZA;

6. PARTECIPARE AGLI INCONTRI DI AGGIORNAMENTO ORGANIZZATI DA UNIVERSITA’ E ULSS 20  IN COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA;

7. CONDIVIDERE PROTOCOLLI SPECIFICI PER TIPOLOGIA DI UTENTE;

8. DOTARSI DI DEFIBRILLATORE SEMI-AUTOMATICO;

9. SEGUIRE I CORSI DI FORMAZIONE BLS E PER L’USO DEL DEFIBRILLATORE;

10. INVITARE I PAZIENTI “A RISCHIO” A FARE UNA VISITA MEDICA.

                                                                              CREAZIONE DI UNA RETE CON AL CENTRO IL CITTADINO

Il progetto si propone di agire sue due strade: l’assunzione di uno stile di vita corretto e la prevenzione di malattie croniche degenerative.

La prevenzione si attuerà con campagne efficaci di promozione di un corretto stile di vita per tutte le fasce della popolazione, sottolineando l’importanza di svolgere una regolare attività motoria presso strutture qualificate, le “Palestre Verona” con campagne attive  anche sullo stile di vita (informazione a riguardo di temi quali l’abuso di farmaci e sostanze dopanti, tabacco, alcol e sull’importanza di una corretta alimentazione).

L’utente portatore di una patologia stabilizzata, sarà sensibilizzato e consapevole sull’importanza di proseguire il suo protocollo rieducativo anche terminato il normale iter terapeutico presso centri specializzati, e avrà quindi la possibilità di  “ affidare la sua salute” a personale qualificato che opera presso “Palestre Verona”.