settembre 25, 2013

Parliamo di sport e medicina. Ma, per favore, con competenza

articolo tratto da: Quotidiano sanità

13 SET – Gentile direttore, come Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport dell’Università di Firenze e Agenzia di Medicina dello Sport e dell’Esercizio AOUC , ci  sentiamo particolarmente perplessi dal documento del Dottor Carlo Ramponi del Gruppo di Interesse Specifico dell’Associazione Italiana Fisioterapisti e pubblicato su QS con il titolo “Lo sport è libertà: non medicalizziamolo! “.   E’ quindi un dovere clinico medico oltre che scientifico puntualizzare e chiarire alcuni aspetti fondamentali e alcuni passaggi del  documento  che portano, in chi lo legge senza  alcuna  conoscenza specifica  della  materia, a credere a “verità” erronee e fuorvianti . Intanto bisogna fare una distinzione fra Sport ed esercizio o attività fisica nelle sue molteplici declinazioni   L’utilizzo dell’esercizio o attività fisica  regolare, individualizzata nella sua dose giornaliera in termini di intensità durata e frequenza e quindi usata come terapia in aggiunta alla terapia  farmacologica già in atto o anche da sola nell’ambito della malattie cronico degenerative non trasmissibili, è un approccio di recente  acquisizione e largamente usato dalla classe medica e validato dalla letteratura internazionale e mondiale che ha riconosciuto nell’ esercizio fisico stesso la capacità antinfiammatoria sui tessuti e pertanto terapeutica per molti soggetti, tra i quali quelli affetti da patologie  neoplastiche o nel post  trapianto Ci rendiamo conto che tali conoscenze approfondite, che scaturiscono da un confronto adeguato di figure professionali dedicate – come il medico di medicina dello sport, il fisioterapista ed il laureato in scienze motorie – con il mondo scientifico internazionale, non possono in ogni caso far parte del bagaglio culturale di coloro che, benché inseriti in ambiente sanitario, in quanto professioni sanitarie, sono quasi interamente volte alla cura di tipo riabilitativa del paziente.   Si trovano quindi giustificazioni al fatto, che si possa, da parte di alcuni, scambiare facilmente per pura medicalizzazione un’efficacia terapeutica che invece approfonda le proprie radici nel contesto della biologia molecolare, della immunologia, in sostanza di materie di ordine medico. Intorno a questo settore specifico della Medicina dello Sport dedicato all’Esercizio fisico come terapia, quindi proprio come un farmaco, e che, oggi si chiama “Prescrizione  Esercizio  Fisico” ( PEF), sono recentemente fioriti molti gruppi di studio, società nazionali ed internazionali, tra i quali alcuni di molto prestigio come Exercise is Medicine collegato all’ACSM, all’interno dei quali vengono stilate linee guida e comportamenti di questa nuova materia che sta prendendo sempre più campo e che quindi supera di gran lunga il concetto di riabilitazione, benché con questa si possa integrare.   Certo è che se per “medicalizzazione” si intende invece il fatto che la PEF è un atto medico allora questo ha una veridicità assoluta legata al fatto che è proprio il medico di Medicina dello Sport, il quale  coadiuvato da altre figure e fra queste i fisioterapisti ed i laureati in Scienze motorie, stabilisce la necessità e la fattibilità di una PEF su un determinato paziente.   Si richiama l’attenzione quindi, almeno su “alcuni concetti base“ relativi ad esempio allo sport, profondamente diverso dall’esrcizio e attività fisica svolta con fini terapeutici e che ancora di più diverso dalla attività di  tipo ludico motorio, ricreazionale, ecc. Appare pertanto riduttivo parlare di sport da una parte ed attività ludica dall’altra quando a tutt’ oggi tutta la letteratura  ci parla di molti altri livelli e gradi di esercizio ed attività fisica che emergono  solo a seguito  di indagini complesse che partono dall’ analisi dello stile di vita e si concretizzano poi in una vera e propria ricetta per il singolo.    Confondere o ignorare  tali aspetti non significa, alla luce delle nuove acquisizioni, ignorare semplici sfumature, ma trattare con superficialità l’evoluzione recente della medicina dello sport e soprattutto gli strumenti specifici che questa usa per valutarli. La riflessione che sorge immediata è quindi pensare di affidare sempre questo tipo di indagine solo a chi ne sia veramente competente, si sia confrontato  con gli ambienti esterni al proprio paese, e soprattutto dimostri nel tempo di stare al passo con tutte quelle modifiche ed aggiornamenti del caso. In questo contesto anche l’aspetto divulgativo dovrebbe seguire lo stesso iter.   Non ultimo la PEF è attualmente in linea con le richieste e le esigenze del piano nazionale sanitario che fa sempre più della prevenzione un vessillo del nostro paese, il quale ha sempre promosso l’attività  fisica tra la popolazione generale, ed adesso conta sugli effetti positivi a lungo termine di questa con risvolti anche in senso economico.   Giorgio Galanti  e Laura Stefani Medicina dello Sport, Università di Firenze

luglio 9, 2013

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “PALESTRE VERONA”

Progetto palestre Verona – 09-07-13

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme obesità

Un’importante azione di contrasto: il progetto “Palestre Verona”

La sedentarietà rappresenta oggi una delle principali cause di malattia ed esiste ormai una fortissima evidenza riguardo all’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione di molte malattie croniche, ossia  obesità, patologie cardiovascolari, diabete, tumori, patologie responsabili complessivamente dell’80% della mortalità. La sedentarietà ha sorpassato il fumo come causa di morte (oltre 5.3 milioni di morti all’anno nel mondo) e un terzo delle morti per cancro dipendono dall’azione congiunta di sedentarietà, cattiva alimentazione e soprappeso: l’obesità sta diventando purtroppo la regola, non più l’eccezione. Il movimento praticato regolarmente può viceversa aumentare l’aspettativa di vita delle persone mediamente di 4 anni. Basti pensare che con uno stile di vita attivo è possibile ottenere una riduzione almeno del 30% per la patologia coronarica, l’infarto e l’ictus cerebri e di poco meno del 60% per la comparsa di diabete in soggetti predisposti; vi è anche un effetto significativo sui valori di pressione arteriosa e di colesterolo e su molte altre patologie compresi i disturbi correlati con l’invecchiamento, le cadute e le fratture dell’anziano. In due studi effettuati proprio a Verona, i diabetici che hanno partecipato al programma di movimento hanno migliorato il compenso e ridotto in modo significativo il consumo di farmaci mentre nelle donne anziane ipertese si è verificata una riduzione della rigidità delle arterie.

Sono numeri importanti, che fanno molto riflettere. E che sono stati ribaditi anche in questi giorni alla conferenza di Vienna, organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, su malattie croniche, esercizio fisico e alimentazione. A Vienna si è parlato di una vera propria emergenza sanitaria legata a comportamenti come passare gran parte della propria giornata seduti (si tratta di adulti che lavorano ma anche, cosa ancora più preoccupante, di adolescenti…) o mangiare alimenti troppo dolci, troppo salati o ricchi di grassi saturi e trans, quelli contenuti in molti prodotti industriali. Se la situazione non cambia, gli esperti stimano che entro il 2030 in alcuni stati europei addirittura il 90% della popolazione sarà obesa.

Per tutti questi motivi sono indispensabili ed urgenti tutte quelle azioni di contrasto che possano incidere in senso positivo sullo stile di vita. Su queste premesse si basa  il progetto “Palestre Verona” nato su proposta del comune di Verona con l’istituzione di un tavolo congiunto con l’Ulss 20 (Dipartimento di Prevenzione e Servizio Promozione ed Educazione alla Salute, capofila del “Programma veneto di promozione dell’attività motoria”, e Dipartimento di Fisiatria), l’Università, l’Associazione Dottori in Scienze Motorie ed alcuni rappresentanti delle palestre e delle farmacie di Verona.

Il progetto ha l’obiettivo di utilizzare  l’attività motoria come uno strumento di promozione della  salute e di prevenzione delle complicanze delle patologie croniche, il che significa sensibilizzare gli utenti delle palestre riguardo allo stile di  vita attivo ma anche ad altri comportamenti virtuosi, come alimentarsi correttamente e non fumare, e inoltre contrastare l’utilizzo di sostanze dopanti. Le palestre aderenti si impegnano quindi a fornire un servizio orientato verso la salute – comprendente (oltre al rispetto delle norme edilizie, igieniche e di sicurezza ed alla presenza di personale tecnico qualificato ed aggiornato, in particolare per gli utenti portatori di patologie croniche) la diffusione di materiali informativi sugli stili di vita sani, il movimento, la sana alimentazione ed interventi di prevenzione del doping e dell’abuso di integratori.

Susanna Morgante
Servizio di Promozione ed Educazione alla Salute – Dipartimento di Prevenzione ULSS 20
responsabile del programma regionale di promozione dell’attività motoria

Sintesi dei dati emersi alla conferenza OMS di Vienna sulle malattie croniche e l’obesità

Il 4 e 5 luglio si è tenuta a Vienna la conferenza OMS su malattie croniche e stili di vita, nella quale si è fatto il punto sulle evidenze più recenti e soprattutto sulle politiche che è necessario mettere in atto con urgenza per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 25% la mortalità prematura entro il 2015.

In particolare è stato affermato che:

  • Dieta      inappropriata e sovrappeso sono alla base delle      principali malattie croniche (obesità, patologie cardiovascolari, diabete,      tumori…), responsabili dell’80% della mortalità in Europa
  • L’obesità      sta diventando purtroppo la regola, non più l’eccezione;      se la situazione non cambia, gli esperti stimano che entro il 2030 in      alcuni stati europei addirittura il 90% della popolazione sarà obesa
  • Se vogliamo      rovesciare questo trend sono indispensabili un approccio multisettoriale (rinforzare      la rete e agire sull’”empowerment” ossia dare forza ai diversi      gruppi e sostenere la capacità di scelta dei cittadini) e interventi      forti sulle politiche; nella dichiarazione finale della conferenza è      stato quindi auspicato un nuovo piano d’azione su nutrizione e attività      fisica che coinvolga tutti gli stati europei
  • 1/4 dei casi      di obesità nell’uomo e 1/2 nella donna dipendono dalle disuguaglianze      sociali e le persone a basso reddito sono le più colpite dall’obesità;      è quindi indispensabile adottare interventi mirati alle fasce “deboli”,      sia per quanto riguarda l’alimentazione che il movimento
  • Alimenti e sani,      a basso prezzo, devono essere messi a disposizione di tutti, anche dei      soggetti svantaggiati, e devono diventare la regola, non una nicchia di mercato      per ricchi o privilegiati; viceversa va scoraggiato il consumo di alimenti      ipercalorici, ad alto tenore di grassi saturi e trans, di zucchero e di      sale e va incoraggiato il consumo di frutta e verdura
  • Agli stati membri      dell’unione europea è stato chiesto in particolare un intervento forte per      tutelare i bambini, che agisca anche attraverso le politiche e la      legislazione – in particolare a livello dei media e dei social media, del      marketing (compreso un miglioramento dell’informazione ai consumatori e un      maggior leggibilità delle etichette) e del contesto scolastico (a partire      dalla scuola dell’infanzia)
  • La      prevenzione di queste patologie comincia dall’allattamento al seno;      anche su questo serve un impegno politico forte
  • Sul versante      sedentarietà, è stato sottolineato tra l’altro quanto è nocivo il tempo      passato seduti: questo vale per tutti ma il rischio è massimo per gli      adolescenti; potrebbero essere importanti anche solo modifiche      comportamentali minime, come fare le scale a piedi all’ora di pranzo
  • Una sfida      importante è trovare strategie efficaci anche per gli anziani e per      le persone obese (in particolare quelle con problemi respiratori)

Leggi la dichiarazione finale (in inglese):

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0005/193253/CONSENSUS-Vienna-Declaration-5-July-2013.pdf

 

maggio 26, 2013

Osteopatia e Chinesiologia al servizio della salute, DMSO TECHNIQUE.

DMSO TECHNIQUE

Osteopatia e chinesiologia al servizio della salute

 www.centrobernstein.it

gpasetto@centrobernstein.it

 

Giorgio Pasetto

dottore in scienze motorie

dottore in osteopatia

La tecnica osteopatica e chinesiologia denominata DMSO Technique associa l’osteopatia alla chinesiologia.

Ogni gesto motorio umano evoluto richiede un buon equilibrio, un corretto ordine di intervento dei segmenti motori e una forza muscolare adeguata.

La nostra vista e sensibilità percepiscono solo una piccola parte di quello che avviene durante un gesto motorio, la tecnologia attuale ci consente invece di cogliere infiniti dettagli, alcuni di questi molto importanti.

La DMSO Technique si colloca in un contesto dove l’intervento del chinesiologo e dell’osteopata devono essere associati affinchè si possa ottenere un risultato ottimale, ma soprattutto in quei casi dove la precisione e l’accuratezza dell’intervento professionale risultano fondamentali.

Ecco sinteticamente come si struttura l’intervento professionale dell’osteopata-chinesiologo (DMSO Technique).

La prima fase riguarda la valutazione biomeccanica soggettiva dove si rilevano deficit articolari, limitazioni dei movimenti vertebrali, retrazioni muscolari, deficit muscolari, compensi posturali.

La seconda parte dell’intervento è una valutazione oggettiva in quanto utilizza strumenti di misura molto raffinati e precisi.

Conclusa la fase valutativa l’osteopata-chinesiologo può intervenire:

1)     immediatamente attraverso delle tecniche di normalizzazione e attraverso delle esercitazioni propriocettive e/o dinamiche specifiche.

2)     programmando un intervento osteopatico e chinesiologico nel tempo.

Mediante le normalizzazioni osteopatiche e le esercitazioni specifiche si potrà ottenere un ridimensionamento e riadattamento motorio del soggetto.

L’osteopatia e la chinesiologia si collocano in un contesto di prevenzione, ma anche in un contesto terapeutico se lo scopo del nostro agire si concentra sulle cause adattative che possono aver determinato l’insorgere delle problematiche.

Queste situazioni rischiose si accentuano quando la potenza in gioco aumenta fortemente, come avviene attualmente nello sport agonistico.

Facendo una semplice esemplificazione è come se un’auto lavorasse fuori convergenza ad elevata velocità, la struttura meccanica dell’auto stessa ed i fattori ammortizzanti andrebbero incontro sicuramente ad una usura più rapida ed anche a rotture di alcune parti meccaniche.

In passato per cercare di ottimizzare il gesto motorio di un atleta si cercava di copiare i movimenti degli atleti migliori di quella disciplina sportiva, oggi questo concetto è sorpassato, il movimento teorico ideale non esiste in termini generali, ma si deve invece ricercare il movimento migliore per ogni singolo atleta.

maggio 25, 2013

PROPOSTA DI LEGGE PER LE SCIENZE MOTORIE

Tale proposta andrebbe sostenuta in modo trasversale da tutte le forze politiche!

“Disciplina delle professioni relative alle attività motorie e sportive” Proposta di legge C. 775 

d’iniziativa del deputato
FILIPPO FOSSATI (PD)

Presentata il 16 aprile 2013

Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge, che riproduce l’identico testo proposto nella XIV legislatura dall’On. Giovanni Lolli reca la proposta di disciplina delle professioni relative alle attività motorie e sportive.

La proposta di legge ha come obiettivo prioritario il riconoscimento del ruolo dei laureati in scienze motorie, anche in un’ottica rivolta alla tutela del cittadino-utente.
Il riconoscimento di queste figure professionali contribuisce a ottenere l’obiettivo che la pratica delle attività motorie e sportive sia affidata a figure professionali che vantino un processo formativo adeguato.
Con l’istituzione delle facoltà e dei corsi di laurea in scienze motorie si sono già laureati oltre 15.000 soggetti mentre i diplomi rilasciati dagli istituti superiori di educazione fisica sono stati, negli anni, circa 80.000. Ad oggi sono state attivate oltre 30 facoltà e corsi di laurea in scienze motorie.
Questi dati fotografano perfettamente lo sviluppo e l’importanza che gli studi in scienze motorie hanno avuto in questi anni, partendo anche dalla considerazione che la pratica di attività motorie e sportive tra i cittadini, così come la cultura delfitness e del movimento volti alla qualità della vita, sono enormemente aumentati coinvolgendo oramai decine di milioni di persone.
Lo sport e il movimento sono sempre più una pratica diffusa, un’abitudine, uno strumento di prevenzione e un diritto di cittadinanza. Studiare le scienze motorie e professionalizzare l’agire quotidiano di chi assiste, guida, coordina, o progetta l’attività deve essere, sempre di più, un obiettivo di tutte le istituzioni pubbliche.
Questo riconoscimento non implica l’automatico «annullamento» del ruolo di coloro che, in virtù dell’esperienza professionale maturata nel settore dello sport, ma pure della formazione conseguita grazie a corsi di formazione del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), delle federazioni sportive nazionali e degli enti di promozione sportiva, possono comunque offrire un contributo importante all’affermazione del valore e della pratica sportivi nel nostro sistema.
Il riconoscimento del ruolo dei laureati in scienze motorie non porta, infatti, con sé il disconoscimento del ruolo e della funzione di coloro che, da sempre, esercitano, accanto ai primi, un’attività importante nella pratica dell’attività motoria e sportiva.
Il presente intervento legislativo si pone in un’ottica di legge-quadro che impone condizioni minime generalizzate; le opportune previsioni introdotte a livello regionale si combineranno con la disciplina stabilita dalla presente proposta di legge. Ad esempio, alcune regioni hanno già imposto, con legge, la presenza di un responsabile di struttura laureato in scienze motorie a tutte le società sportive operanti nel settore, spesso introducendo, contestualmente, il riconoscimento di benefìci finanziari adeguati.
La presente proposta di legge tiene conto della complessità del mondo sportivo nel quale convivono, accanto a soggetti che svolgono un’attività professionale, una moltitudine di organizzazioni e di strutture che operano grazie al volontariato e alla passione dei cittadini e che non possono essere interessate da interventi che potrebbero determinare la chiusura di molte di esse.
Escludendo, pertanto, l’obbligo generalizzato per tutte le strutture pubbliche e private di procedere all’«assunzione» di un laureato in scienze motorie, si è ipotizzato che la figura del responsabile di struttura debba essere obbligatoriamente prevista esclusivamente per le società e le associazioni sportive non rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 90 della legge n. 289 del 2002.
La ratio di tale intervento è rinvenibile nella totale assenza di verifiche e di controlli per l’attività di quelle società e associazioni sportive che non fanno riferimento né alle federazioni sportive nazionali, né alle discipline sportive associate o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
Il responsabile di struttura può operare indifferentemente in virtù di un rapporto di consulenza ovvero di lavoro dipendente e, in ogni caso, per le strutture minori è riconosciuta la facoltà di associarsi per potersi avvalere congiuntamente di un unico responsabile di struttura, purché entro un limite massimo definito dalle regioni e destinato a garantire l’effettività dell’intervento e l’effettiva assunzione di responsabilità da parte del professionista.
È stata esclusa fin dall’inizio l’ipotesi di un albo dei laureati in scienze motorie – perché in aperto contrasto con gli obblighi comunitari – ma si è invece ipotizzata la costituzione di una o più associazioni professionali riconosciute ad adesione volontaria. Tali associazioni potrebbero attestare la competenza, la qualificazione professionale tecnico-scientifica e deontologica nonché le specializzazioni conseguite dagli iscritti.
Naturalmente, trattandosi di professioni la cui attività può incidere su diritti costituzionalmente garantiti, occorrerà prevederne la registrazione presso il Ministero della giustizia, sentito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Definizioni).
      1. Ai fini della presente legge, per attività motorie e sportive s’intendono le diverse forme di attività fisica che, esercitate in forma organizzata, in luoghi pubblici e privati, negli ambiti dello sport sociale, dello sport di competizione, dello sport per disabili, dei servizi turistico-ricreativi o di recupero post-riabilitativo, hanno come obiettivi il raggiungimento, il mantenimento o il ripristino del benessere e dell’efficienza psico-fisici, l’espressione e il miglioramento degli stili di vita, lo sviluppo delle relazioni sociali, la rieducazione sociale e civile, la pratica di attività sportive non competitive e del fitness nonché l’ottenimento di prestazioni gratificanti o competitive nel campo dilettantistico. Restano ferme e distinte le attribuzioni degli operatori del settore sanitario ai sensi della legislazione vigente in materia.
2. Ai fini di cui al comma 1, per luoghi pubblici o privati s’intendono:

          a) gli impianti e i centri sportivi, di qualunque tipo, anche situati all’interno di strutture turistiche e termali, in cui sono tenuti lezioni o corsi, individuali o collettivi, di attività motorie e sportive per l’attuazione degli obiettivi di cui al comma 1;

          b) le strutture sanitarie e socio-pedagogiche, gli istituti di rieducazione e di pena e le comunità di recupero, in cui sono effettuate attività motorie e sportive per l’attuazione degli obiettivi di cui al comma 1;

          c) gli impianti e i centri sportivi dove sono svolte attività sportive dilettantistiche disciplinate dalle federazioni sportive nazionali e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).

Art. 2.
(Professionista delle attività motorie e sportive).

      1. È istituita la figura del professionista delle attività motorie e sportive.
2. Formano oggetto della competenza dei professionisti delle attività motorie e sportive le seguenti attività finalizzate al mantenimento del benessere e dell’efficienza psico-fisici mediante la promozione di stili di vita attivi nonché al recupero motorio post-riabilitativo e dei vizi posturali ovvero rivolte ai soggetti disabili e a tutti gli individui in condizioni di salute clinicamente controllate:

          a) conduzione e valutazione delle attività motorie, sportive e di fitness individuali e di gruppo per tutte le età, a carattere educativo, ricreativo o sportivo, anche per la promozione della salute nella comunità, nonché le attività di allenamento e di preparazione fisica e atletica relative allo sport dilettantistico svolte nei luoghi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c);

          b) informazione e comunicazione nell’ambito delle attività motorie e sportive, nonché organizzazione e gestione di manifestazioni sportive;

          c) progettazione, coordinamento, direzione tecnica e conduzione delle attività motorie e sportive di cui alle lettere a) e b);

          d) progettazione, organizzazione, gestione e verifica di qualità delle diverse tipologie delle strutture e dei servizi per lo sport e per le attività motorie, compresi gli eventi sportivi, nonché gestione economico-aziendale delle organizzazioni operanti nel settore dello sport e delle aziende che producono e commercializzano strumenti, tecnologie, beni e servizi nell’ambito delle attività motorie e sportive.

3. Il professionista delle attività motorie e sportive deve essere in possesso di una laurea appartenente alla classe delle lauree in scienze delle attività motorie e sportive (L-22), di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca 16 marzo 2007, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2007, ovvero del diploma di educazione fisica rilasciato dagli istituti superiori di educazione fisica, ovvero di titoli universitari, anche conseguiti all’estero, dichiarati equipollenti ai sensi della legislazione vigente in materia.

Art. 3.
(Tutela dei praticanti delle attività motorie e sportive).

      1. Il professionista delle attività motorie e sportive ha l’obbligo di rendere noto per iscritto, al pubblico e alla clientela, il possesso dei titoli di studio che costituiscono requisiti per l’esercizio della rispettiva attività ai sensi della presente legge.
2. La presenza di un responsabile di settore scelto tra i professionisti di cui all’articolo 2 della presente legge nelle palestre, negli impianti sportivi e nelle strutture gestite da soggetti non rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è obbligatoria. Il professionista delle attività motorie e sportive è responsabile dell’applicazione dei programmi svolti nonché del rispetto delle normative anti-doping e dell’adeguata diffusione di informazioni in ordine ai possibili effetti collaterali connessi all’assunzione di integratori alimentari o di sostanze comunque dirette a migliorare le prestazioni sportive non vietate dalla legislazione vigente in materia.
3. Le regioni definiscono il numero di utenti settimanali al di sotto del quale le strutture e gli impianti indicati al comma 2 possono associarsi tra loro, in numero non superiore a tre, per avvalersi, in regime di consulenza, di un medesimo professionista delle attività motorie e sportive quale responsabile della struttura.
4. I titolari o gli esercenti delle strutture indicate al comma 2 sono obbligati a rendere al comune territorialmente competente, prima dell’inizio dell’esercizio dell’attività, per le strutture di nuova istituzione, ed entro trenta giorni per le strutture già operanti, un’apposita dichiarazione, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, nonché una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai sensi dell’articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui è attestata l’assunzione ovvero la stipula di altro accordo di collaborazione da parte della struttura interessata con un professionista delle attività motorie e sportive, in conformità a quanto previsto al comma 2 del presente articolo.

Art. 4.
(Associazioni professionali riconosciute).

      1. I professionisti delle attività motorie e sportive possono costituire una o più associazioni professionali con le caratteristiche elencate dal presente articolo.
2. Ciascuna associazione ha natura di diritto privato, non ha finalità di lucro, è costituita su base volontaria ed è riconosciuta ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361.
3. La partecipazione all’associazione non comporta alcun vincolo di esclusiva, nel pieno rispetto della libera concorrenza.
4. Ciascuna associazione è iscritta nell’apposito registro delle associazioni professionali riconosciute istituito presso il Ministero della giustizia con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro della giustizia e con il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
5. Gli organi ed i compiti di ciascuna associazione sono disciplinati da un apposito statuto adottato dalla stessa associazione in conformità alla legislazione vigente in materia.
6. Lo statuto e le clausole associative garantiscono la precisa identificazione delle attività professionali cui l’associazione si riferisce, la rappresentatività elettiva delle cariche interne e l’assenza di situazioni di conflitto di interesse, la trasparenza degli assetti organizzativi e l’attività dei relativi organi, la dialettica democratica tra gli associati, l’osservanza e la costante verifica dell’effettiva applicazione di princìpi deontologici secondo un codice etico elaborato dalla stessa associazione, le idonee forme assicurative per la responsabilità da danni cagionati nell’esercizio della professione, una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all’effettivo raggiungimento delle finalità dell’associazione, e in particolare i livelli di qualificazione e di aggiornamento professionali, nonché la costante verifica della professionalità per gli iscritti con opportune iniziative periodiche di formazione e di aggiornamento professionali.
7. L’iscrizione all’associazione è subordinata alla verifica da parte della stessa associazione del possesso dei requisiti previsti per l’esercizio di ciascuna delle professioni di cui all’articolo 2 commi 3 e 4.
8. L’associazione è tenuta a rendere noti al pubblico gli elenchi contenenti i nominativi dei professionisti iscritti, nonché a rilasciare periodicamente agli stessi iscritti, su loro richiesta, un attestato relativo alla qualificazione professionale e tecnico-scientifica conseguita, assicurando che tali attestati siano redatti e rilasciati in base a verifiche di carattere oggettivo e a dati certi, in possesso della medesima associazione, concernenti la professionalità e le specializzazioni.
9. Ciascuna associazione è di norma articolata su base provinciale, tenuto conto delle specifiche necessità delle categorie di professionisti rappresentate.

Art. 5.
(Regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e di Bolzano).

      1. Alle finalità di cui alla presente legge provvedono, per il rispettivo territorio, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi delle competenze alle stesse attribuite dagli statuti e dalle relative norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del titolo V della parte seconda della Costituzione, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle attribuite alle medesime regioni e province autonome della legislazione vigente in materia.