ottobre 9, 2014

MOZIONE “MARE NOSTRUM”: TESTO SCRITTO DELL’INTERVENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE GIORGIO PASETTO

MOZIONE MARE NOSTRUM: https://www.comune.verona.it/media/_ComVR/Cdr/SegreteriaConsiglio/Allegati/mozioni/500_moz.pdf

Condivido con la Consigliera Barbara Tosi che la missione Mare Nostrum presenta delle criticità, ma nonostante questo ha salvato vite umane diminuendo i naufragi.

Servirebbero uffici all’estero per vagliare preventivamente le domane di asilo.

La grande immigrazione clandestina arriva comunque dalle frontiere di terra.

Mare Nostrum è una missione impegnativa sia per le risorse umane che economiche impegnate. Al momento forse è l’unica scelta possibile per evitare una catastrofe umanitaria, lasciando migliaia di emigranti a morte certa.

L’immigrazione clandestina va combattuta con la cooperazione internazionale, aiutando i paesi Africani e Mediorientali a sviluppare regimi politici stabili e democratici.

Quelli che attraversano oggi il Mediterraneo sono persone che scappano dalla guerra e dalle persecuzioni religiose.

ONU e Europa devono agire insieme per frenare queste tragedie sul nascere. A poche centinaia di kilometri da casa nostra c’è un nuovo mondo, molto complesso e di cruciale importanza per l’Europa.

Ciò che serve è una nuova politica strategica europea. L’Europa ha fallito!

Ad oggi non esiste una politica comunitaria sull’immigrazione, tutto è basato su azioni volontarie dei singoli paesi membri.

Dall’inizio del 2014 Mare Nostrum ha salvato 75.000 persone. Mare Nostrum costa 9,5 milioni di euro al mese.

Il parlamento Europeo sta costituendo l’operazione Triton. L’Europa ha allocato con Triton 3 milioni di euro al mese che non basteranno.

Con 2000 morti dall’inizio dell’anno e 110.000 sbarchi, l’operazione Triton sembra poco adeguata.

Il costo di Mare Nostrum è sicuramente alto per per l’Italia, ma possiamo fare i conti sulla pella di 100.000 persone ?

Per una volta il nostro paese può finalmente vantarsi di aver fatto meglio e di più di tutta Europa. Dovremmo andare fieri e cercare di convincere l’Europa a promettere e fare di più.

Lasciatemi l’ultima riflessione: Abbiamo scoperto ieri (dati CEI) che sono più gli emigrati italiani che hanno invaso la Gran Bretagna (95.000) di quanti siano gli Africani venuti a vivere da noi (50.000).

Se Cameron chiudesse “le porte” agli Italiani i nostri connazionali sarebbero nei guai.

dicembre 16, 2012

Anche i diritti civili e non solo l’economia dovrebbero essere al centro dei programmi politici

Le associazioni Luca Coscioni ed  Exit – Italia hanno   preannunciato la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare su “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”. Con questa iniziativa vogliono  porre  il tema dell’eutanasia  all’attenzione dei partiti politici alla vigilia delle elezioni , con  l’intento di farne uno dei temi legislativi  della prossima Legislatura.
Certo, il clima non è dei più favorevoli, visto che il PD nel suo programma ignora completamente il tema e che un primo accenno di dibattito interno al PDL sui diritti civili finirà probabilmente per annegare nell’ennesimo referendum Berlusconi sì/Berlusconi no.
Per non  parlare dello sbarramento del Vaticano e dei cattolici integralisti.  Il Cardinale Scola (che sarebbe quello progressista) attacca duramente la “laicitè” del governo francese e  la riforma sanitaria di Obama (a suo avviso filo-abortista). Il direttore di “Avvenire”  Marco Tarquinio considera giusto l’ok del presidente Napolitano al decreto sull’ILVA ma si chiede perché il Capo dello Stato bloccò invece il decreto con cui il premier Berlusconi voleva impedire la morte di Eluana. Eppure – scrive Tarquinio – si tratta in ambedue i casi di un conflitto fra Magistratura ed Esecutivo.
Nell’organizzare gli “stati generali dei diritti civili” l’associazione Coscioni si è  preoccupata  di dare sempre spazio a “le ragioni degli altri”.  Ma come si fa a dialogare con Tarquinio, che mette insieme l’ILVA ed Eluana? (Intanto Papa Ratzinger, più prosaicamente,   scende personalmente in campo contro i tagli del commissario Bondi alle strutture sanitarie cattoliche nel Lazio, ignorando gli scandali che le hanno dilaniate per anni).  Tutti loro, naturalmente, fingono di  ignorare  che la società italiana cambia malgrado le direttive del Vaticano. Ce lo dice il CENSIS, ad esempio, con un dato molto significativo: in venti anni le famiglie ”non matrimoniali sono passate dal 7,6  al 17,3% del totale”. Eppure questo paese non riesce a darsi una legge, normale in ogni paese occidentale, sulle unioni civili.
Ancora una volta, le notizia di questi quindici giorni evidenziano la distanza siderale fra la realtà italiana e quella dei paesi europei comparabili con il nostro. Pochi  esempi. Il Parlamento Europeo  approva (voto contrario del PPE) una direttiva per garantire l’esercizio del diritto all’aborto e le nozze gay. Il Bundestag approva in prima lettura un ddl del  ministro liberale alla Giustizia che depenalizza il suicidio assistito. In Francia,  il ministro  della Giustizia Territoriale e dell’Alloggiamento, la ecologista Cecile Duflot,   chiede  alla Chiesa di destinare alcuni dei suoi immobili parigini vuoti ai senza tetto sempre più numerosi (oltre 150 mila) in Francia, minacciando di ricorrere all’esproprio. In Gran Bretagna, il premier conservatore David Cameron, diversi ministri del suo governo e  il sindaco di Londra Boris Johnson  (anche lui Tory), in una lettera aperta al  “Sunday Telegraph”, si dicono  favorevoli alla proposta di legge per i matrimoni gay, da celebrare anche in luoghi di culto.
ottobre 24, 2012

Pussy Riot, le ragazze sono già nelle famigerate colonie penali

Le due Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina, sono arrivate nei campi di prigionia in altrettante remote regioni russe. “Tolokonnikova è al campo di lavoro correttivo 14 in Mordovia e Alyokhina è al campo 32 a Perm”, come ha detto l’avvocato delle ragazze, Violetta Volkova.
“Non abbiamo informazioni ufficiali. Ho mie fonti, hanno controllato”, ha aggiunto Volkova. Il servizio di prigione russa è tenuto ad informare i parenti delle donne della loro posizione entro 10 giorni dal loro arrivo.
Il campo in Mordovia, noto per le sue condizioni difficili, è lo stesso dove l’unica donna condannata nel caso Yukos, l’avvocato Svetlana Bakhmina, è stata dal 2006 fino ad ottobre 2008. Il campo Perm è visto invece come una soluzione meno cupa, ma comunque a circa 1.400 chilometri da Mosca dove vive il figlio della detenuta.
Le due donne sono state condannate a due anni per vandalismo motivato dall’odio religioso dopo aver eseguito una “preghiera punk” anti Putin in una cattedrale di Mosca.

settembre 8, 2012

BICICLETTE ELETTRICHE ? NO GRAZIE !

Sono sicuramente favorevole all’auto elettrica ed ai benefici che può dare alla mobilità cittadina e alla riduzione dell’inquinamento; sono invece contrario alle biciclette elettriche e agli incentivi statali per le stesse.

La bicicletta oltre alla funzione di consentire ad una persona di spostarsi da un punto all’altro della città, ha la funzione di far fare attività fisica a chi la utilizza.

Oggi ci si muove sempre meno e la sedentarietà ci sta portando al decadimento psico-fisico.

Andando con una bicicletta “normale” stimoliamo positivamente il sistema cardio-vascolare, i tono muscolare degli arti inferiori e della colonna vertebrale; la bicicletta elettrica toglie tutti questi effetti benefici.

Oggi la tecnologia e la meccanica ci consentono di avere biciclette più leggere e con rapporti che facilitano la pedalata anche in salita e che ritengo siano già sufficientemente idonee a personalizzare lo sforzo.

Dobbiamo ricordarci che la nostra salute è strettamente legata alla quantità e qualità di attività fisica che pratichiamo.

Più movimento, più salute!

agosto 28, 2012

Free Pussy Riot !

Pussy Riot è un collettivo punk rock russo, femminista e politicamente impegnato che agisce sotto rigoroso anonimato. È attivo a Mosca, città che fa da palcoscenico ai flash mob e alle performance estemporanee attraverso cui il gruppo dà espressione a provocazioni politiche nei confronti dell’establishment politico e istituzionale, su argomenti come la situazione delle donne in Russia, o, più recentemente, contro la campagna, e i presunti brogli elettorali, con cui, nel 2012, il primo ministro Vladimir Putin si sarebbe assicurato la rielezione a presidente della Russia.
Nel mese di marzo 2012, tre donne del gruppo sono state arrestate con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso per aver messo in scena, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin. Rinviate a giudizio, sono state sottoposte a un processo penale dai tempi brevissimi: iniziato a fine luglio 2012, si è concluso poco dopo la metà del successivo mese di agosto.
Il loro caso ha attratto notevole interesse, sia in Russia, sia nella comunità internazionale, a causa delle accuse di trattamenti duri a cui sarebbero sottoposte durante la custodia, e per la minaccia incombente di una sentenza severa, fino a sette anni di detenzione, secondo le misure previste dalla leggi contro il dissenso varate in Russia in tempi recenti rispetto ai fatti.
La loro performance, tuttavia, ha guadagnato loro anche l’ostilità di una parte della società russa, che vi ha percepito un’offesa alla propria sensibilità religiosa e alle proprie tradizioni: sollecitando l’intervento pubblico di condanna della massima autorità religiosa russa, il patriarca Cirillo I, che, durante una liturgia nella Chiesa della Deposizione della Veste, auspicando una risposta severa nei confronti di un gesto considerato blasfemo e da lui definito come un’irrisione proveniente dal Demonio.
Il 17 agosto 2012, ha avuto luogo la lettura della sentenza, durante la quale sono state dichiarate colpevoli rispetto ai capi d’accusa di cui erano imputate e condannate a una pena di 2 anni di reclusione.
agosto 9, 2012

Il DOPING

Il caso Schwazer e gli articoli di oggi sul giornale l’Arena di Verona, mi hanno motivato a fare alcune riflessioni relative al fenomeno doping. Il doping è oggi proibito, ma è alla luce di tutti che è talmente diffuso che la proibizione e l’anti-doping sono armi insufficienti.  I calciatori corrono come dei “disperati” anche a fine partita, i ciclisti sembrano delle motociclette, i tennisti colpiscono innumerevoli palle per ore a grandi intensità; il tutto non è frutto solo dell’allenamento!

La mia prima considerazione che faccio da liberale antiproibizionista è che il “proibizionismo” non ha funzionato. Oggi lo sport vive di complessi rapporti con la società, la politica e la comunicazione. Il tentativo di alterare le proprie prestazioni fisiche con pratiche farmacologiche è comunque antico; solo per restare allo sport moderno, nelle gare di resistenza l’assunzione di eccitanti con lo scopo di ridurre il dolore muscolare per prolungare gli sforzi erano già molto utilizzati in passato. Se ne parla per la maratona e il ciclismo alle Olimpiadi di Saint Louis nel 1904. Per decenni non vi furono precisi sistemi di regolamentazione e divieto, se non nelle singole competizioni. Il tentativo di migliorare le proprie prestazioni con qualunque pratica e sistema veniva percepito come possibile, anche se non del tutto “legittimo” per ragioni più che altro di mera sportività e del resto ancora nel 1952 Fausto Coppi poteva dichiarare candidamente in un’intervista come l’uso della “bomba” fosse comune in tutto il gruppo di ciclisti; del resto proprio nel ciclismo, sport che per le sue specifiche caratteristiche bene si addice alle pratiche di doping, i primi tentativi di limitare il fenomeno si ebbero dopo la tragedia di Tom Simpson, morto per una “overdose” in una drammatica tappa alpina del Tour de France nel1967 e avevano essenzialmente lo scopo di tutelare la salute degli atleti, più che di garantirne la lealtà dei risultati.

La morte di Simpson rappresentò uno spartiacque, per l’impossibilità di continuare nella sostanziale sottovalutazione del pericolo dell’assunzione indiscriminata di sostanze che interagivano con la fisiologia dell’organismo e nascondevano i segnali del raggiungimento dei limiti di resistenza. La “cortina del silenzio” rimane però sempre presente a tutelare gli interessi economici dello sport. Nel corso della guerra fredda lo sport, soprattutto quello olimpico, diventa terreno di confronto tra le superpotenze (Russia e Stati Uniti). In questo clima si istituì un sistema rigoroso e scientifico di “doping di stato”, che pur con profonde differenze, ha influenzato tutto lo sport contemporaneo. Da questo punto di vista non appare casuale che il primo grande scandalo doping alla fine della guerra fredda, quando le pressioni delle grandi istituzioni sportive su base nazionale iniziavano a lasciare maggiore libertà ai centri di controllo della corretta pratica sportiva, riguardasse Ben Johnson, appartenente a una federazione debole come quella canadese, “colpevole” di essere rivale del ben più protetto Carl Lewis. Nel 1988 Ben Johnson vide la sua carriera sostanzialmente distrutta dai provvedimenti presi per il doping.

Fu soprattutto a partire da questo momento che si impose definitivamente, la tendenza a guardare l’assunzione di sostanze dopanti come un attentato alla lealtà sportiva, dopo che per anni pratiche di quel tipo erano guardate dagli staff medici delle federazioni con la stessa attenzione e con lo stesso atteggiamento, con cui si guardavano l’allenamento in altura. Il caso Johnson è anche il primo esempio, almeno a livello così eclatante (riguardava gare olimpiche e mondiali e coinvolgeva l’autore di un record del mondo spettacolare, 9.79, poi imbattutto per circa 20 anni) di colpa ritenuta individuale. L’atleta “beccato” con i valori sbagliati, viene additato da tutto il mondo che lo circonda come il traditore, il colpevole, ma nei fatti è il “capro espiatorio” perché l’intero sistema di accesso e impiego delle sostanze continui ad avvenire secondo criteri e strutture ben organizzate.

I media, che ormai costantemente mettono al centro dell’attenzione il mondo sportivo, trovano nel singolo colpevole l’obiettivo contro cui scagliarsi per ricostruire la loro “verginità” e quella di un ambiente di cui anche essi fanno parte e la cui delegittimazione avrebbe costi economici, sociali e politici enormi (Ricordo il caso Zeman e il processo alla Juventus con la grande quantità di farmaci trovati negli spogliatoi della squadra).

Di questa colpevolizzazione dell’individuo per salvare il sistema, abbiamo varie testimonianze. Il “cattivo ragazzo” diventa un bersaglio fin troppo facile, ma purtroppo così sensibile da rimanere schiacciato da non riprendersi più. Abbiamo tutti in mente casi estremamente diversi tra loro, ma ben scolpiti nella memoria quello del 1994 (Maradona) e del 1999 (Pantani).

Sentire Schwazer definire il proprio medico come preparatore atletico è a mio avviso un vero paradosso.

Purtroppo non ho la soluzione al problema doping, ma credo che sia sotto gli occhi di tutti che così non funziona, il doping è talmente diffuso che non ci accorciamo che negli sport dove girano importanti quantità di denaro, la sua pratica è diffusissima. Non capisco perché attorno agli atleti devono esserci così tanti medici; l’atleta sano non dovrebbe andare dal medico, solo l’atleta malato o con un problema dovrebbe recarsi dal medico!

agosto 7, 2012

EMERGENZA SIRIA

In Siria, oltre 20mila persone hanno perso la vita e 1 milione e mezzo sono state costrette ad abbandonare le proprie case da quando, nel marzo 2011, sono iniziati gli scontri tra i gruppi armati di opposizione e le forze governative. Nel mese di luglio l’escalation di violenza ha spinto la comunità internazionale a definire ufficialmente il conflitto siriano come guerra civile.
Si stima che oggi 2 milioni di siriani subiscano in prima persona le conseguenza della crisi. Da aprile ad agosto, il numero complessivo di rifugiati nei paesi confinanti è triplicato: quelli registrati in Libano, Giordania, Iraq e Turchia sono circa 130 mila, ma le persone che hanno cercato protezione fuori dalla Siria sono con ogni probabilità molte di più e la precarietà delle loro condizioni umanitarie trasforma ormai questa guerra in una crisi regionale.
Tra le conseguenze del conflitto anche una grave crisi alimentare, dovuta all’abbandono dei terreni ormai insicuri e al protrarsi della siccità. Secondo un rapporto realizzato da FAO, WFP e Ministero dell’Agricoltura siriano, almeno 3 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare. La metà circa necessita di aiuto urgente per i prossimi 3-6 mesi.

luglio 5, 2012

RISOLUZIONE EUROPEA CONTRO L’OMOFOBIA

Il Parlamento europeo,

–   visti la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,

–   visti l’articolo 2, l’articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 6, 7, 21 e 27 del trattato sull’Unione europea, gli articoli 10 e 19 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE,

–   visto lo strumentario per la promozione e la tutela dell’esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), adottato dal gruppo di lavoro “Diritti umani” del Consiglio dell’Unione europea,

–   viste la risoluzione 1728 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del 29 aprile 2010, sulla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, e la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri, del 31 marzo 2010, sulle misure per combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere,

–   vista la relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali del novembre 2010 in materia di omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere,

–   vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sui diritti umani nel mondo e la politica dell’Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell’UE in materia di diritti umani,

–   vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sul prossimo vertice UE-Russia,

–   vista la sua risoluzione del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite,

–   vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2011 sulla violazione della libertà di espressione e sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale in Lituania,

–   vista la sua risoluzione del 17 settembre 2009 sulla legge lituana sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull’omofobia, in particolare quelle del 26 aprile 2007 sull’omofobia in Europa, del 15 giugno 2006 sull’intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa, del 18 gennaio 2006 sull’omofobia in Europa,

–   visto l’articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che l’Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e che essa afferma e promuove tali valori nelle sue relazioni con il resto del mondo;

B.  considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza;

C. considerando che in Russia sono state approvate leggi penali e amministrative contro la “propaganda dell’omosessualità” nelle regioni di Rjazan’ nel 2006, Archangel’sk nel 2011 e Kostroma e San Pietroburgo nel 2012, e che le regioni di Novosibirsk, Samara, Kirov, Krasnojarsk e Kaliningrad stanno considerando l’adozione di norme simili; che dette leggi prevedono sanzioni fino a 1 270 euro per le persone fisiche e fino a 12 700 euro per le associazioni e le imprese; che la Duma federale sta considerando l’introduzione di una legge analoga;

D. considerando che in Ucraina sono all’esame del parlamento due progetti di legge presentati nel 2011 e nel 2012 nell’ottica di introdurre il reato di “diffusione dell’omosessualità”, che includerebbe l’organizzazione di riunioni, parate, azioni, dimostrazioni e manifestazioni di massa intese a diffondere intenzionalmente informazioni positive sull’omosessualità; che le sanzioni proposte prevedono multe e pene detentive fino a cinque anni; che la commissione per la libertà di espressione e di informazione sostiene tali progetti di legge;

E.  considerando che in Moldova le città di Bălți, Sorochi, Drochia, Cahul, Ceadîr Lunga e Hiliuţi come pure i distretti di Anenii Noi e Basarabeasca hanno recentemente adottato leggi intese a vietare la “propaganda aggressiva di orientamenti sessuali non tradizionali” e in un caso le “attività musulmane”, e che tali misure sono già state dichiarate incostituzionali dalla Cancelleria di Stato nel caso di Chetriş;

F.  considerando che in Lituania resta giuridicamente difficile stabilire se la pubblica informazione possa promuovere l’accettazione dell’omosessualità in base alla legge sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione, quale modificata nel 2010;

G. considerando che in Lettonia un membro del consiglio municipale di Riga ha recentemente presentato un progetto di legge inteso a vietare la “propaganda dell’omosessualità” per impedire lo svolgimento della marcia dell’orgoglio baltico (Baltic Pride) del marzo 2012, e che questa proposta non è ancora stata esaminata;

H. considerando che in Ungheria il partito di estrema destra Jobbik ha recentemente presentato diversi progetti di legge intesi a introdurre il nuovo reato di “diffusione dei disturbi del comportamento sessuale” e che il partito Fidesz ha presentato al consiglio municipale di Budapest un’ordinanza locale per “limitare le marce oscene” prima del gay pride di Budapest; che le proposte sono successivamente state abbandonate;

I.   considerando che la delegazione dell’UE in Moldova ha espresso “profondo rammarico e viva preoccupazione” in relazione a tali “manifestazioni di intolleranza e discriminazione”;

J.   considerando che la Commissione ha asserito il proprio impegno ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell’UE, dichiarando che l’omofobia non sarà tollerata in Europa;

K. considerando che negli Stati membri e nei paesi terzi continuano a verificarsi casi di omofobia, che si manifesta sotto forma di omicidi, interdizione delle marce per l’orgoglio omosessuale (gay pride) e delle manifestazioni per l’uguaglianza, utilizzo pubblico di un linguaggio aggressivo, minaccioso e improntato all’odio, incapacità della polizia di assicurare un’adeguata protezione e violente manifestazioni autorizzate di gruppi omofobi;

L.  considerando che il Parlamento europeo ribadisce il proprio impegno a favore dell’uguaglianza e della non discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere nell’UE, in particolare per quanto concerne l’approvazione della direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, il cui avanzamento è stato bloccato a causa delle obiezioni di alcuni Stati membri, nonché per quanto riguarda le future proposte per il riconoscimento reciproco degli effetti dei documenti di stato civile, la prossima revisione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per includere il reato di omofobia e una tabella di marcia globale che assicuri l’uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

Situazione nell’Unione europea

1.  condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all’interno dell’Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno; invita pertanto gli Stati membri a garantire la protezione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender dai discorsi omofobi di incitamento all’odio e dalla violenza e ad assicurare che le coppie dello stesso sesso godano del medesimo rispetto, dignità e protezione riconosciuti al resto della società; esorta gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi d’odio omofobi o l’incitamento all’odio e alla violenza nonché ad assicurare che la libertà di manifestazione, garantita da tutti i trattati sui diritti umani, sia effettivamente rispettata;

2.  chiede alla Commissione di rivedere la decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per rafforzarne e ampliarne il campo di applicazione, onde includere i reati di odio basati sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’espressione di genere;

3.  invita la Commissione a garantire che la discriminazione in relazione all’orientamento sessuale sia proibita in tutti i settori, completando il pacchetto antidiscriminazione basato sull’articolo 19 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione sia attuata senza discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e a proporre misure per riconoscere reciprocamente gli effetti dei documenti di stato civile in base al principio del riconoscimento reciproco;

5.  richiama l’attenzione sulle conclusioni della relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali intitolata “Omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”; invita la Commissione e gli Stati membri a dare seguito nella massima misura possibile ai pareri contenuti in detta relazione;

6.  chiede alla Commissione di esaminare attentamente i futuri risultati dell’inchiesta LGBT europea dell’Agenzia per i diritti fondamentali e di intraprendere azioni appropriate;

7.  invita la Commissione a garantire che la relazione annuale sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali comprenda una strategia per rafforzare la protezione dei diritti fondamentali nell’UE, includendo informazioni integrali ed esaustive sull’incidenza dell’omofobia negli Stati membri nonché le soluzioni e le azioni proposte per superarla;

8.  chiede nuovamente alla Commissione di stabilire una tabella di marcia globale che assicuri l’uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

9.  ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBT sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che sedici Stati membri offrono attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti;

Leggi omofobe e libertà di espressione in Europa

10. esprime viva preoccupazione per gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione in base a idee infondate in materia di omosessualità e transessualità; ritiene che gli Stati membri dell’UE debbano essere esemplari nell’applicazione e nella protezione dei diritti fondamentali in Europa;

11. deplora il fatto che leggi di questo tipo siano già state usate per arrestare e multare i cittadini, compresi i cittadini eterosessuali che esprimono sostegno, tolleranza o accettazione verso lesbiche, gay, bisessuali e transgender; deplora altresì la legittimazione dell’omofobia e talvolta della violenza operata da tali leggi, come nel caso del violento attacco a un autobus di attivisti LGBT avvenuto il 17 maggio 2012 a San Pietroburgo;

12. condanna la violenza e le minacce che hanno caratterizzato il gay pride di Kiev del 20 maggio 2012, in cui due leader della manifestazione sono stati percossi, causando la cancellazione della sfilata; ricorda che gli accordi dell’UE sono subordinati al rispetto dei diritti fondamentali, come stabilito nei trattati, e invita quindi l’Ucraina a introdurre una legislazione che vieti la discriminazione, anche quella basata sull’orientamento sessuale; ritiene che gli attuali sviluppi in Ucraina non siano conformi a tali condizioni; invita le autorità ucraine a ritirare immediatamente i pertinenti progetti di legge, a proporre una legislazione che vieta la discriminazione, compresa quella basata sull’orientamento sessuale, e a impegnarsi per garantire la sicurezza del gay pride di Kiev del prossimo anno;

13. sottolinea che il termine “propaganda” è raramente definito; è costernato dal fatto che le reti di informazione si sono dimostrabilmente censurate, che i cittadini sono intimiditi e temono di esprimere le proprie opinioni e che le associazioni e le società che utilizzano simboli gay-friendly, come gli arcobaleni, possono essere perseguite;

14. sottolinea che queste leggi e queste proposte non sono conformi al Patto internazionale sui diritti civili e politici che vieta le leggi e le pratiche discriminatorie(1) basate sull’orientamento sessuale, e cui aderiscono Russia, Ucraina, Moldova e tutti gli Stati membri dell’UE; chiede al Consiglio d’Europa di indagare su tali violazioni dei diritti umani, di verificarne la compatibilità con gli impegni connessi all’appartenenza al Consiglio d’Europa e la Convenzione europea per i diritti dell’uomo, prendendo le misure adeguate;

15. sottolinea inoltre che l’istruzione è fondamentale ed esprime quindi la necessità di un’educazione sessuale appropriata, accessibile e rispettosa; esorta gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all’omofobia attraverso l’istruzione, nonché adottando misure amministrative, giuridiche e legislative;

giugno 25, 2012

Emma Bonino: Stati Uniti d’Europa o non c’è via d’uscita‎

 

“Al Senato abbiamo appena finito l’esame in Commissione del Fiscal Compact, con un ordine del giorno che lo considera solo premessa di una unione politica indispensabile. Dopo l’incontro a quattro di Roma, è stato messo in piedi una sorta di gruppo di lavoro che dovrebbe preparare un vertice questo giovedì. Ma a me sembra chiaro che – come abbiamo detto e ripetuto – o si va verso gli Stati Uniti d’Europa o non c’è via d’uscita. Tant’è che una piccola crisi finanziaria, come quella greca, è divenuta una valanga  che ha contagiato altri Paesi già deboli e non accenna a diminuire.

 

La scorsa settimana  lo hanno ribadito tre grandi associazioni industriali europee: la Confindustria italiana, quella francese e quella tedesca. Il problema in Italia è che mi sembra ci siano tutt’altre pulsioni, un ritorno della partitocrazia, il rumore di elezioni anticipate ad ottobre [...] Mi pare che ci sia poca consapevolezza, di quello che è in gioco. La priorità della partitocrazia sembra essere quella di salvare sé stessa. Prevalgono le ragioni di partito, prima ancora delle ragioni di Stato.

 

Se si parla di elezioni, sembra che il Pdl le voglia per bloccare l’emorragia di voti, magari pensando di prepararle con una campagna anti-euro, o anti Germania.  Magari ci sono antichi malumori, Berlusconi sicuramente rimane convinto che sia stata la Merkel ad averne provocato le dimissioni e tra un po’ proporrà di dichiarare guerra alla Germania. Di certo le sue uscite di questi giorni – stampiamo moneta, usciamo dall’euro – non hanno molto senso.

 

Quanto al Pd, mi pare particolare il fatto che prima si dichiarino primarie aperte e poi si demonizzi colui – simpatico o no – che decida di parteciparvi. Sicuramente il Pd deve cambiare lo Statuto, perché se ricordo bene secondo quello attuale nel Pd il segretario deve anche essere il candidato premier. Ora hanno deciso di fare le primarie, poi si dovrà vedere se siano di coalizione o no. Con Renzi i toni reciproci diventano anatemi. È vero che Renzi, che può piacere o meno, sembra giocare troppo spesso la vieta carta del “giovani contro vecchi”, che mi sembra davvero poca cosa, un ritornello che sentiamo da troppo tempo. Ma in ogni caso: se si decide di fare delle primarie, ma poi chi si presenta diventa un traditore, ci sono premesse migliori. In realtà i vertici dei partiti sembrano voler tornare alla carica, come se niente fosse, nel tentativo di riprendersi quello che di sottopotere hanno dovuto lasciare a dicembre. E tutto ciò sicuramente non aiuta il Presidente Monti a Bruxelles”.